La mia culla….

La mia culla poggiava contro la biblioteca,
Scura babele di romanzi, e di scienza, e di favole,
E la latina cenere, e la polvere greca,
Tutto mischiato. Ero alto non più di un in folio
Due voci mi parlavano. Una insidiosa e ferma,
Diceva: “ questa terra è tutta come un dolce;
Posso, e saranno piaceri senza fine,
Donarti un appetito di uguale grandezza.”
E l’altra: “ Vieni! Vieni a viaggiare nei sogni,
Al di là del possibile, a viaggiar nell’ignoto!”
E cantava come vento sulle spiagge.
Fantomatica voce che vien chissà da dove.
Mentre ti accarezza l’orecchio, lo spaventa.
Ed io le ho risposto: “ si voce cara si !”
Posso dire che da allora sia nato il mio male.
Il mio fatal destino. Al di là degli scenari
Immensi della vita, nel più profondo abisso
Io scorgo distintamente mondi ben singolari.
E, dalla mia veggenza come estatica vittima,
Mi trascino serpenti che mi mordono le scarpe,.
Fin da allora mi accade, come accade ai profeti,
Di amar teneramente il deserto ed il mare,
Di ridere nei lutti e pianger nelle feste,
Tovar gradevol gusto nel vino anche più amaro
Scambiar molto sovente i fatti per menzogne,
Tenendo gli occhi al cielo, inciampare nei buchi.
Ma quella voce mi consola e dice: “ Tienti cari i tuoi sogni,
I saggi non ne hanno di belli quanti i pazzi!”

Charles Baudelaire 1862