Capitan Harlock – trascrizione episodi serie TV

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Introduzione

“La nostra storia risale a tanti anni fa. Al lontano 2977”, racconta la voce narrante nel preludio al primo episodio.
Ponendo la narrazione in un momento successivo rispetto ai fatti narrati, viene immediatamente chiesto allo spettatore uno sforzo di immaginazione. Gli viene chiesto di immaginarsi di vivere in un periodo successivo (e molto lontano) al 2977, coinvolgendolo, in questo modo, nel “gioco” della narrazione e facendolo vivere in un mondo che si suppone molto diverso (e migliore) da quello che si conoscerà attraverso la storia.
Così viene descritta la situazione sulla Terra “nel lontano 2977”:
“Quando sulla Terra le acque si prosciugarono, la gente disse: la fine dell’umanità e’ prossima. Ciascuno, allora, si preoccupò della propria sorte, trascurando ogni pensiero sull’immensità dell’Universo; deridendo, anzi, quei pochi che, fidando in un futuro migliore, salparono verso gli spazi immensi del Cosmo alla ricerca di altri mondi.
Li chiamarono ‘avventurieri a caccia di illusioni’, ‘fuorilegge senza scrupoli’, ‘pazzi’ “.

E così viene introdotto Harlock, senza che ancora venga pronunciato il suo nome:
“Vaga verso stelle lontane. Il suo vessillo è un teschio bianco in campo nero. Vive la sua vita in uno Spazio senza confini e senza domani, in armonia con le leggi dell’Universo. Libero.”

Intanto sulla Dream, una della astronavi terrestri che hanno il compito di trasportare sulla Terra i frutti delle piantagioni planetarie:
“Cosa diavolo e’ quello!”
“Ingrandire l’immagine sullo schermo!”
“Ecco, sta issando le insegne!”
“E’ una nave pirata!” (si riferisce all’Alkadia)
“E’ quel maledetto Capitan Harlock!”
Termina cosi’ il preludio e compare il titolo del primo episodio.

Episodio n.1
Titolo: BANDIERA PIRATA NELLO SPAZIO

Harlock è stato finalmente nominato, ma dovremo ancora aspettare per vederlo. Infatti compaiono prima Yuki e Yattaran, rispettivamente Comandante in Seconda e Ufficiale di Rotta dell’Alkadia, i quali stanno discutendo su come attaccare la Dream e impossessarsi del grano trasportato.
Harlock interrompe la discussione con un semplice e autorevole:”Fermi”, ritenendo più opportuno effettuare prima una ricognizione.
Solo dopo che ha pronunciato tale parola riusciamo a vederlo, per la prima volta.

Il narratore, ancora una volta, interviene dando ulteriori informazioni sulla condizione degli esseri umani nel 2977:
“Gli abitanti della Terra, in quei tempi lontani, vivevano in un clima di prosperità. Pazienti e puntuali, numerosi robot emigravano su altri pianeti per ricavarne le piu’ svariate risorse e trasportarle sulla Terra. Il Governo forniva gratuitamente alla popolazione tutto il necessario e nessuno più aveva bisogno di lavorare; per prevenire agitazioni e sommosse, il Governo faceva trasmettere in ogni abitazione radiazioni ipnotiche manipolando opportunamente le onde radio-televisive. Di conseguenza quasi tutti i Terrestri erano mantenuti in uno stato di serenità incosciente,
ma improvvisamente tutti gli Osservatori Astronomici della Terra vennero distrutti da tremende esplosioni. I più famosi astronomi scomparvero nel nulla, o furono assassinati da mani misteriose.”

Viene inquadrata, a questo punto, una losca figura femminile avvolta dalla testa ai piedi in un mantello nero. Chiaro riferimento a coloro che si riveleranno essere i veri nemici della Terra.
“Di tutto questo venne incolpato colui che vagava solitario come un fuorilegge degli Spazi: il Capitano Harlock. E Harlock fu condannato alla pena capitale.”

Questo episodio si svolge il giorno del settimo compleanno di Mayu, la figlia del migliore amico di Harlock, purtroppo morto nel 2970. Harlock aveva promesso a Mayu che sarebbe tornato sulla Terra per il suo compleanno.
E così è, perchè Harlock preferisce mantenere la sua promessa nonostante il rischio che corre di essere catturato.

Durante l’incontro tra i due:
Mayu:”Avrei preferito che tu non venissi questa volta.”
Infatti Mayu sa bene del pericolo che Harlock sta correndo solo per venire da lei.
Harlock:”Dovevo portarti il mio regalo, lo sai…”
Harlock mette al collo di Mayu un’ocarina costruita da lui stesso apposta per questa occasione, dicendole dolcemente:”…con tanti auguri.”
Insieme, poi, vanno a raccogliere dei fiori da mettere sulla tomba del padre di Mayu. E’ qui che si legge la sua data di nascita e di morte (2948-2970).
“I tuoi sette anni, Mayu, sono il prolungamento della sua vita.” dice Harlock.

Harlock viene catturato e sta per essere giustiziato, ma non perde la calma e non ha paura, perché sa che l’Alkadia verrà a salvarlo. Tra coloro che stanno per assistere all’esecuzione c’e’ anche Mayu, preoccupata e con le lacrime agli occhi, anche se Harlock l’ha rassicurata prima di farsi catturare.
Nel mentre Mayu assiste anche ad uno scambio di battute tra due uomini che si trovano vicino a lei e che non fa altro che aumentare la sua tristezza:
“Si è dato in mano ai suoi nemici tornando sulla Terra.”
“E’ stato proprio stupido. Dicono che sia ritornato per mantenere la promessa fatta ad una bambina di sette anni.”
Grazie all’intervento dell’Alkadia Harlock riesce a scampare all’esecuzione.

Ciò che accade in questo episodio mette subito in luce alcuni (ma solo alcuni) aspetti fondamentali del carattere di Harlock: la fermezza nelle decisioni, la volontà di mantenere le promesse, anche a rischio della propria incolumità.
E una straordinaria calma nell’affrontare le situazioni più pericolose.

Compaiono inoltre altri personaggi importanti.
-Il Primo Ministro del Governo della Federazione Terrestre, che si scopre subito essere un’emerito incosciente e interessato di più alle corse dei cavalli che ai problemi “seri” del Pianeta Terra.
-Il Ministro Kirita, Capo dei Servizi di Sicurezza della Terra. Presentato come nemico dichiarato di Harlock, ma che ha un maggiore senso di responsabilità del Capo del Governo (nonché degli altri membri dello stesso Governo).

-Il Professor Dayu e suo figlio Tadashi, che compaiono per la prima volta mentre stanno osservando lo Spazio e notano un “veicolo spaziale in viaggio verso la Terra”. Questo è il dialogo tra padre e figlio, nel quale viene nominato Harlock.
Tadashi:”Che scopo avrà? Può essere lo stesso che ha distrutto gli Osservatori Astronomici?”
Professor Dayu:”Può essere.”
Tadashi:”Probabilmente è lo stesso Capitan Harlock.”
Professor Dayu:”No, Harlock no. Non è un criminale. Sono convinto che Harlock ama la Terra più della maggior parte di noi. Non commetterebbe mai simili mostruosità.” (Parole sante!)
Tadashi:”Allora, chi può essere?”
Il Professor Dayu non sa rispondere, ma ancora una volta lo spettatore può vedere la figura femminile avvolta nel mantello nero.
-Met, membro dell’equipaggio dell’Alkadia. Non è terrestre ed è l’unica sopravvissuta del proprio pianeta, reso invivibile per via di un mutamento nelle specie vegetali della sua superficie. Queste, dopo una grande guerra, avevano cominciato a crescere in maniera eccessiva e aggredivano gli abitanti del pianeta uccidendoli. Lei si salva solo grazie ad Harlock, che la ospita sull’Alkadia. Met ha la particolarità di nutrirsi solo di alcoolici.
-Dottor Zero, il medico dell’Alkadia.
-La signora Mazusan, la cuoca dell’Alkadia.

Episodio n.2
Titolo: ASSALTO DALL’IGNOTO

Voce narrante:
“Gli uomini della Terra già ricavano le proprie risorse industriali e alimentari da altri pianeti servendosi di laboriosissimi e pazientissimi robot. L’unica preoccupazione degli uomini è quella di trasportare quei prodotti sulla Terra.”

Una delle flotte addette a tale trasporto viene distrutta da astronavi sconosciute. Il Ministro Kirita è certo che il colpevole sia Harlock e per catturarlo ricorre ad un’espediente: insieme alla Direttrice della scuola in cui vive Mayu, cerca di convincere la bambina a scrivere una lettera ad Harlock in modo da farlo tornare sulla Terra.
Mayu, però, si rifiuta ed è disposta ad accettare qualunque tipo di punizione pur di non farsi complice di questo inganno.
Intanto il “veicolo spaziale” avvistato dal Professor Dayu e da suo figlio Tadashi mantiene la rotta in direzione della Terra. L’oggetto, di forma sferica e colore nero, ha dimensioni enormi, tali da escludere che si tratti di un’astronave. Inoltre, sia sull’Alkadia che nell’Osservatorio del Professor Dayu, giungono ad escludere che si tratti di un meteorite. I tentativi di Harlock e del suo equipaggio di farlo esplodere, si rivelano inutili in quanto l’oggetto respinge anche le armi più potenti grazie ad una forte reazione magnetica.
Entrambi (Harlock e il Professor Dayu) cercano di convincere il Primo Ministro della gravità della situazione proponendogli l’ipotesi di un’attacco alieno, ma questi non se ne preoccupa e preferisce credere che si tratti di un meteorite che si incendierà appena entrerà in contatto con l’atmosfera terrestre; anzi, crede che la storia dell’attacco alieno sia un’invenzione di Harlock per nascondere i propri crimini.
La gigantesca sfera nera, infine, piomba sulla Terra, distruggendo ed incendiando ciò che si trova nelle sue immediate vicinanze.

Note:
-In questo episodio Harlock, alla richiesta di Mayu di portarla con lui sull’Alkadia, le risponde di non poterla portare su una nave pirata.
Harlock:”Per rispettare la volontà di uno che ti amava molto”
Mayu:”Mio padre?”
Harlock:”Era il mio migliore amico. Amava la Terra quanto amava te.”
Si scopre, inoltre, che Harlock è il Tutore di Mayu

-E a dimostrazione dell’importanza e delle notevoli facoltà intuitive del personaggio di Met, nonché del peso che ha il suo parere per Harlock, ecco il dialogo che si svolge tra loro riguardo alla natura della sfera nera.
Harlock:”Che cosa pensi che sia quell’enorme globo?”
Met:”Un’invasione di extraterrestri.”
Harlock:”Sei convinta di questo?”
Met:”Si.”

Episodio n.3
Titolo: UNA DONNA CHE BRUCIA COME CARTA

Il Professor Dayu e Tadashi, aiutati da un loro collega, il Professor Kuzuko, stanno analizzando le dimensioni della sfera e il materiale che la compone. A questo punto il Professor Kuzuko esprime il suo parere: è quasi sicuro che si tratti di un pennant lanciato da un pianeta lontano per segnalare il diritto di proprietà sulla Terra. Il Professor Dayu chiede al Professor Kuzuko se può decifrare gli strani segni tracciati sul pennant. Nel mentre Tadashi si accorge che qualcuno li sta spiando, ma pur inseguendolo, questi riesce a fuggire. Tadashi non riesce a vedere la spia, ma si tratta di una delle solite figure avvolte nel mantello nero, la quale, subito dopo, si mette in contatto attraverso il pennant con una creatura di sesso femminile che sembra essere il suo capo e che le dà l’ordine di sopprimere immediatamente tutti coloro che vengono a conoscenza dei loro piani.
Ed è per questo che il Professor Dayu viene ucciso, e sta per essere ucciso anche Tadashi, se non fosse per il tempestivo intervento di Harlock. La donna, colpita, comincia a bruciare come se fosse carta e si polverizza in pochi secondi sotto gli occhi dei due.
Subito, Harlock e Tadashi, analizzano il contenuto del nastro che il Professor Dayu stava per visionare e che contiene preziose informazioni sulla provenienza del pennant. Praticamente vedono un “corpo gassoso che si sprigiona nello Spazio. Traccia di un sistema stellare esploso che si va dissolvendo.” ed è da qui che il pennant è stato lanciato.
Tadashi viene invitato da Harlock a visitare l’Alkadia; per la prima volta, c’è una vera presentazione dei membri dell’equipaggio e della vita che si svolge a bordo dell’Alkadia. Proprio come se gli occhi di Tadashi fossero gli occhi dello spettatore. Tadashi ha anche occasione di vedere l’Alkadia in azione contro una flotta di Mazoniane (i nemici della Terra hanno finalmente un nome), da cui l’Alkadia esce vittoriosa. Yuki descrive a Tadashi le Mazoniane dicendo che sono donne solo all’apparenza e che la loro natura è ancora sconosciuta. Gli dice inoltre che il colore della loro pelle è verde, anche se diventa bianco a contatto con l’atmosfera, ed hanno la caratteristica di bruciare come carta.
Tadashi capisce quindi che l’essere che ha ucciso suo padre altro non era che una Mazoniana.
Infine Harlock propone a Tadashi di rimanere a bordo e lottare assieme a loro per la libertà. Non si tratta tanto di un invito, quanto di un consiglio.

Episodio n.4
Titolo: SOTTO LA BANDIERA DELLA LIBERTA’

Tadashi decide di non rimanere sull’Alkadia. Harlock, comunque, gli fa consegnare un apparecchio che potrà utilizzare per chiamare l’Alkadia da qualunque posto si trovi, per farsi venire a prendere qualora dovesse cambiare idea.
Avevamo lasciato il Professor Kuzuko a decifrare i segni del pennant. Questo è il risultato del suo studio: “Questa regione sarà la seconda patria dell’onnipotente popolo mazoniano”. Di fronte ai membri del Governo riuniti ad ascoltare l’esito della ricerca, Kuzuko aggiunge che i segni sono molto simili a quelli degli antichi Maya.
Affermazione che provoca l’ilarità dei presenti che considerano l’argomento poco importante in quanto collegato ad una civiltà così vecchia e quindi poco attuale. Tadashi, che partecipa alla riunione, è indignato.
Immediatamente dopo la riunione, la situazione precipita. Il Professor Kuzuko viene ucciso da una Mazoniana, mentre Tadashi sta per essere imprigionato con l’accusa di sovversione, come complice di Harlock (Kirita l’aveva visto scendere dall’Alkadia e ciò bastava ad incriminarlo). Kirita e il Primo Ministro propongono a Tadashi un modo per riscattarsi: tornare sull’Alkadia per uccidere Harlock. Ovviamente la proposta viene rifiutata.
Infine Tadashi riesce a fuggire durante il trasferimento all’Isola di Porto Inferno, dove avrebbe dovuto scontare 20 anni di prigionia; riesce anche ad evitare l’agguato di una Mazoniana e, sapendo di non avere più nessuno sulla Terra insieme a cui combattere, decide di usare l’apparecchio datogli da Harlock per richiamarlo ed entare a far parte del suo equipaggio (che peraltro lo accoglie molto calorosamente).

Note:
-Tadashi non sa spiegare bene il motivo per cui ha deciso di non rimanere sull’Alkadia. Uno dei motivi, dice, può essere che l’Alkadia è una nave pirata e l’equipaggio è un equipaggio di pirati. Al riguardo, come motivazione al loro comportamento, gli viene risposto questo:”Il Capitano Harlock dice sempre: tutte le risorse amministrate da gente corrotta non andranno mai a chi ne ha bisogno. Per questo noi le intercettiamo.” Proprio come avevano fatto con la Dream, l’astronave di trasporto della prima puntata.

Episodio n.5
Titolo: AI CONFINI DELLE STELLE

Il primo impatto di Tadashi con l’equipaggio dell’Alkadia è traumatico, tanto da fargli pensare di aver preso la decisione sbagliata. Pensa di essere capitato in una gabbia di matti dove non c’è disciplina ed ognuno fa ciò che vuole. In poche parole, rimane molto deluso. Alla fine dell’episodio, in occasione di un attacco ad un’astronave mazoniana, avrà modo di ricredersi, vedendo che in realtà l’equipaggio è formato da persone in gamba, sempre pronte quando si richiede il loro intervento.
E mentre Tadashi cerca di ambientarsi e abituarsi alla nuova vita (rimane anche vittima di diverse allucinazioni per il fatto che non è abitutato alla vita nello Spazio), Harlock abborda una delle navi da carico terrestri e oltre al grano, prende una delle bamboline che fanno parte del carico (destinate ai “bambini buoni della Terra”), pensando di portarla a Mayu. Kirita, però, ha fatto nascondere dentro gli occhi di ciascuna delle bambole delle piccole telecamere con cui può controllare Harlock e nel momento in cui questi si trova di fronte alla bambola scelta fra le tante, Kirita aziona il piccolo cannoncino nascosto nella bocca per ucciderlo. Il cannoncino fa rumore nel momento in cui viene azionato e Harlock ha i riflessi abbastanza pronti da spostarsi, salvando se stesso e anche Tadashi, che si era venuto a trovare anche lui sotto tiro.

Note:
-Arrivato sul Ponte di Comando Tadashi, elogiando l’Alkadia, chiede ad Harlock chi l’ha costruita:
Harlock:”Non lo conosci, te ne parlerò. Era un vero amico. Un grande amico, anzi.”
Tadashi:”Un tuo grande amico? E adesso dov’è?”
Harlock:”E’ morto.”
Tadashi:”Morto?”
Harlock:”Morto, si. Ma sempre vivo.”
Tadashi:”In te, vivo?”
Harlock:”Vivo davvero. Fisicamente. Anche se è morto, Tadashi.”
Tadashi:”Che cosa intendi dire? Rispondimi, ti prego!”
Harlock:”Yuki, accompagna Tadashi a visitare l’astronave.”

-Quando, alla fine, Tadashi ammette di aver cambiato opinione sull’equipaggio, Harlock gli dice:
“Tadashi, questa è un’astronave pirata, non discuto. Però, allo stesso tempo, è anche la nostra casa. Non ti sembra che sia stupido fare cerimonie anche a casa propria? Quando si chiede a ciascuno di fare il proprio dovere, la disciplina è ferrea, ma terminati gli impegni d’emergenza o di lavoro, ognuno può dormire, o giocare, o fare tutto ciò che vuole.
L’universo è enorme, il nostro è un viaggio interminabile. Lo capisci questo, ora?”

Episodio n.6
Titolo: LA REGINA RAFLESIA

Nella puntata precedente un membro dell’equpaggio era riuscito a fare prigionera una guerriera mazoniana. Dal confronto con questa Harlock e i suoi capiscono che le Mazoniane hanno uno spirito combattivo molto accentuato e che non ha confronto con quello degli esseri umani. Inoltre capiscono, analizzando il relitto di una navetta mazoniana, di avere a che fare con un popolo più evoluto e intelligente di quel che pensavano.
Harlock decide di fare rotta sull’Isola dei Pirati, un asteroide all’interno del quale sono soliti accumulare le provviste prese alle astronavi di trasporto terrestri (“perché l’umanità si abbandona a sprechi insensati e prima o poi potrebbe averne bisogno”). Dentro c’è anche una riproduzione artificiale del mare, del cielo, del sole e delle foreste. Il mare, nota Tadashi, è di una limpidezza che ormai la Terra non conosce più.
Durante questo breve soggiorno sull’isola, Harlock avverte una presenza che lo sta spiando, e la sua ossessione arriva al punto di fargli avere un’incubo. La sua, comunque, non è solo un ossessione, perché più tardi Harlock sente dei rumori dietro di sé e comincia a rincorrere, aiutato dagli altri, la persona che lo stava spiando.
Nell’inseguimento giungono presso un dirupo sul mare, e da qui emerge una sfera al di sopra della quale viene proiettata l’immagine della Regina Raflesia. Tadashi, credendola vera, non esita a spararle, innescando così il meccanismo di autodistruzione della sfera, che esplode incendiando tutto ciò che si trova nell’isola; l’Alkadia riescea fuggire a fatica distruggendo il portellone dell’Isola che era stato bloccato opportunamente dalle nemiche.
Appena in tempo, perché, subito dopo la loro uscita, esplode l’intero asteroide.
Finalmente Harlock ha potuto conoscere la Regina Raflesia, anche se indirettamente.

Episodio n.7
Titolo: LA PIRAMIDE IN FONDO AL MARE

Gli strumenti dell’Alkadia registrano delle insolite interferenze provenienti dalla Terra, esattamente dalla regione del Triangolo della Morte, sotto le Bermude. Una volta immersi nel mare scoprono l’esistenza di una piramide che porta incisi dei segni identici a quelli del pennant. Il collegamento con il popolo di Mazone è inevitabile e viene confermato quando Harlock, Tadashi e Yattaran entrano in ricognizione nella piramide. Infatti al suo interno si trova “il corpo senza vita di una donna” evidentemente mazoniana. Forse si tratta di un loro cimitero, ipotizza Harlock.
Tornando sull’Alkadia, Tadashi e Yattaran chiedono ad Harlock di portare quel corpo a bordo, oppure di distruggerlo, ma Harlock è fermo nella sua decisione e rifiuta di farlo in nome del rispetto. Allora Tadashi decide di fare di testa sua e va per distruggere la tomba, salvo poi accorgersi che la piramide è sparita; intanto viene immobilizzato dalle alghe del fondale, che si trasformano in guerriere mazoniane proprio sotto ai suoi occhi. Per fortuna viene salvato e riescono a portare una di queste guerriere (che nel mentre si è trasformata nuovamente in alga) ad analizzare.
La ricerca del Dottor Zero porta a sapere che questo tipo di alghe è diffuso in tutto il mondo, particolarmente in Giappone. Quindi Harlock, assieme a Yuki, Yattaran e Tadashi scende in Giappone e comincia ad eliminare tutte quelle donne che si spacciano per umane, ma che in realtà sono mazoniane (tra queste c’è anche l’istitutrice di Mayu).
Da parte sua, Kirita, venuto a sapere della presenza di Harlock in città, tenta per l’ennesima volta di incastrarlo e per l’ennesima volta rimane a bocca asciutta.

Note:
-Alle insistenze di Tadashi e Yattaran di portare a bordo il corpo senza vita della Mazoniana, Harlock risponde:”No, riposa così bene che non voglio disturbarla.”
Tadashi:”Tu pensi che quella donna sia morta? Io penso che sia anche questa una finzione diabolica! E’ una nostra nemica!”
Yattaran:”E’ vero, è nostra nemica. Facciamola prigioniera, Capitano. Ah! Ah! Sono convinto che ci porterà fortuna!”
Tadashi:”Che cosa decidi?”
Harlock:”Per quanto malvagia sia la gente di Mazone, non posso fare a meno di ammirare quella creatura meravigliosa. Io voglio vivere e morire rispettando i miei ideali. Quella donna immersa nel sonno eterno serve la sua patria, simboleggiandone la presenza. E’ un simbolo incantevole e io lo rispetto.”
Tadashi:”Incantevole? Sono individui feroci quelli dei quali tu parli con tanta poesia! Li odio con tutte le mie forze!”
E Tadashi corre via con l’intenzione di andare a distruggere la tomba.

Episodio n.8
Titolo: L’ASTUTA TATTICA DELLA REGINA

Dall’Alkadia intercettano un segnale che collega la piramide del Triangolo della Morte con un punto lontano milioni di km dalla Terra e perlustando quel punto con il radar scoprono un’enorme flotta, probabilmente di Mazone. Prima di dirigersi verso di essa, Harlock preferisce andare a vedere come sta Mayu (con grande disappunto di Tadashi che, per questo, crede Harlock un vigliacco).
Quando finalmente l’Alkadia si dirige verso la flotta di Mazone, un Ufficiale di Raflesia mandata in ricognizione viene catturata e confessa ad Harlock che la missione della flotta che sta giungendo è quella di attirarli in una zona di vortici cosmici da cui nessuno si è mai salvato. L’Ufficiale avrebbe continuato nella sua confessione, ma Harlock la interrompe perché non vuole sapere altro e la lascia libera, non pensando neanche minimamente di eliminarla.
Subito dopo, come detto dall’Ufficiale mazoniano, arriva una parte della flotta precedentemente avvistata, che l’Alkadia riesce a distruggere completamente. Ne sta arrivando un’altra, ma Harlock decide di non affrontarla, perché capisce che il loro scopo non è solo quello di attirarli in un vortice cosmico, ma, soprattutto, di tenerli occupati mentre la flotta della Regina attacca la Terra. Per questo l’Alkadia fa rotta verso la Terra, sorprendendo la Regina Raflesia per l’intuizione.

Note
-Quando Harlock decide di fare rotta verso la Terra per andare a trovare Mayu, anziché affrontare subito la flotta mazoniana, Tadashi dice:
“Capitano, mi è sembrato di capire che dovessimo affrontare quella flotta! Perché torniamo indietro? Ascoltami bene Harlock, se sono venuto con te è per combattere quella gente, non per scappare di fronte a loro! Questi erano i patti!”
Harlock:”Senti, Tadashi! Quella bambina è figlia dello scienziato che ha costruito questa nave. Uno dei miei primi doveri è di proteggere lei. Ora facciamo rotta verso la Terra, dopo affronteremo la flotta. Harlock non scappa mai, ricordalo Tadashi.”
…e Tadashi si ricrederà al termine dell’episodio (una cosa del genere si era già verificata nella quinta puntata).

Episodio n.9
Titolo: LE TERRIBILI PIANTE UMANE

In seguito all’analisi effettuata sull’esemplare catturato alle Bermude, il Dottor Zero non giunge ad una conclusione ben precisa, perché non sa se collocare le Mazoniane nel regno animale o in quello vegetale. Nel corso dell’esposizione dei risultati, inoltre, viene messo in evidenza da Yuki e dallo stesso Dottor Zero come questi esseri si concentrino nelle zone della Terra dove ci sono ruderi archeologici. Vista la precisa connessione tra Mazoniane e siti archeologici, ad Harlock viene in mente un antico vaso, il Vaso dai Contorni Fiammeggianti, in cui, secondo ciò che diceva il suo amico (il costruttore dell’Alkadia, per intenderci) è nascosta la chiave della storia della Terra.
Può darsi, insomma, che le Mazoniane abbiano avuto già a che fare con il Pianeta Terra. Harlock affida a Tadashi (che in questo episodio mostra di essere “cresciuto” rispetto a prima) il compito di sottrarre il Vaso al Museo Federale.
L’importanza del Vaso è evidente quando si vede che il personale del Museo è costituito completamente da Mazoniane. Effettivamente, sottoponendo il Vaso al controllo del Computer, si scopre che al suo interno c’è una sorta di “circuito memorizzatore” che contiene un messaggio e l’immagine di una stella “mai vista”. Il messaggio è questo:”Siamo noi. Qui Mazone. Mazone. State ascoltando la voce della gloriosa Regina Raflesia Il tempo è trascorso per la nostra madre patria. Non c’è più tempo per la nostra madre patria. Ora essa raggiungerà i nostri fratelli al limite del cosmo.”
Dopo aver ascoltato il messaggio, Harlock decide di fare rotta verso il Sudamerica per andare a controllare la foresta che circonda l’antico osservatorio astronomico dei Maya e vedere se laggiù può trovare altri indizi che gli facciano conoscere meglio il nemico (“Per sconfiggere un nemico potente, bisogna conoscere molte cose sul suo conto”). Met è preoccupata per lui, perché là “ci sono piante pericolose e teme che possa accadere qualcosa di terribile”…e non si sbaglia, perché giunti nella foresta (con Harlock è sceso anche Tadashi) gli alberi si trasformano nelle sagome femminili delle Mazoniane e attaccano i due.
Non potendo intervenire direttamente con il fuoco dall’Alkadia, in quanto si rischierebbe di prendere anche Harlock e Tadashi, Yattaran propone una soluzione geniale: contrastare le Mazoniane con il freddo; sia perché parte della loro natura è vegetale, sia perché in questo caso si tratta di piante tropicali. Con il freddo creato dalla macchina per la neve dell’Alkadia, le sagome femminili si ritrasformano in alberi e lasciano liberi Harlock e Tadashi.
Terminato il pericolo, il pensiero di Harlock va alle Mazoniane, ma non in termini vendicativi: “La vita di questi esseri misteriosi è terribile, e affascinante. E’ un nemico da combattere. Un nemico che fa orrore e pena, nello stesso tempo.”

Episodio n.10
Titolo: VERSO IL PIANETA SEGRETO

L’arrivo dell’Alkadia nella Foresta Amazzonica ha avuto i suoi effetti positivi perché ha sventato i piani di attaccomazoniani previsti per quella zona e Raflesia è ormai convinta che Harlock sia un ostacolo da non sottovalutare; l’impegno per eliminarlo deve essere maggiore. Decide intanto di accettare la proposta di Allergias, uno dei suoi Ufficiali, che chiede di poter affrontare Harlock direttamente per vendicare le compagne della sua specie (quelle della foresta).
A questo punto il Dottor Zero, dopo l’esperienza di Harlock e Tadashi nella foresta, esprime il suo parere definitivo sulla natura delle Mazoniane, concludendo che si tratta di esseri vegetali.
In questo episodio Tadashi mostra ancora una volta la sua impazienza e impulsività, e anche la sua fragilità, perché durante il combattimento diretto con la flotta di Allergias, il suo sguardo incontra quello di Laura, (Comandante della Prima Stazione Spaziale, al servizio di Allergias), che ha un potere ipnotizzante e capace di stordirlo, mettendolo fuori combattimento. Praticamente Tadashi perde il controllo dei propri pensieri e comincia a sognare di quando era più piccolo e giocava con i suoi genitori. Così il Comandante Laura, usando questo espediente, riesce a fuggire.
Più tardi, in un momento di pausa, terminato il combattimento contro Allergias, Yuki invita Tadashi a prendere un tè nella propria cabina e approfitta per fargli notare la brevità del combattimento tra lui e il Comandante Laura: solo “3/10 di secondo” e gli suggerisce, per il futuro, di tenere sempre ben presente che le Mazoniane non sono donne, ma ne hanno solo le sembianze, e che la loro bellezza può offuscare la mente di chi le guarda. Yuki fornisce a Tadashi anche uno spunto di riflessione dicendogli che forse, nel suo inconscio, non prova per loro quell’odio che a parole dice di provare.
Intanto che Yuki e Tadashi parlano, l’Alkadia si avvicina al Pianeta Venere, dove forse le Mazoniane hanno impiantato la loro base. La decisione di raggiungere Venere è stata presa dopo aver notato che il materiale dell’astronave di Allergias (distrutta in combattimento dal rostro dell’Alkadia) ha le stesse caratteristiche di quelli presenti su Venere.

Episodio n. 11
Titolo: LAURA DAGLI OCCHI SCINTILLANTI

Viene avvistata un’astronave mazoniana in avaria. Tadashi e Yattaran vi entrano per vedere cosa c’è al suo interno e trovano una superstite, proprio il Comandante della Prima Stazione Spaziale: Laura. La portano sull’Alkadia e Harlock l’affida a Tadashi con la precisa intenzione di metterlo alla prova, affinché possa imparare a “controllare i propri sentimenti”. Yuki, che ha preso a cuore la situazione di Tadashi, non è d’accordo, perché sa che la debolezza di Tadashi cederà di fronte alla bellezza di Laura. Infatti, per ben tre volte, Laura ipnotizza Tadashi, assumendo ai suoi occhi le sembianze della madre morta quando lui aveva 12 anni, e gli si rivolge con un tono di voce molto suadente. Con questa tecnica Laura riesce ad ottenere dal giovane e inesperto Tadashi tutte le informazioni sull’Alkadia di cui lui è a conoscenza, e come se non bastasse, una volta che l’Alkadia è entrata nell’atmosfera di Venere, si fa liberare e trasportare sul Pianeta.
Quando Tadashi torna sul Ponte di Comando (dove sono già a conoscenza dell’inganno di cui è stato vittima), Harlock gli chiede perché ha liberato la prigioniera, ma lui è ancora convinto che si trattava della madre. Allora, per farlo tornare in sé, gli fanno vedere il filmato, registrato dall’astronave, del momento in cui libera quella che pensava fosse sua madre. Tadashi deve arrendersi di fronte al fatto che in realtà si trattava del Comandante mazoniano.
Inutili le scuse e il dispiacere di Tadashi per aver dato quelle informazioni, perché né Harlock, né gli altri sono adirati con lui. Capiscono che pochi avrebbero resistito allo sguardo ipnotizzante della Mazoniana. Harlock, poi, non è preoccupato per la fuga di informazioni (anche perché Tadashi non sapeva proprio “tutto” dell’Alkadia), ma si preoccupa più che altro del tipo di arma utilizzata stavolta da quelle creature: “Quella gente, tentando di distruggere i nostri cervelli, distruggerà anche i nostri cuori. Questo è molto peggio delle informazioni che possono carpirci sulle caratteristiche della nostra astronave. Se dimenticherai questo, saremo perduti. Ancora prima di combattere.”

Note
-All’inizio dell’episodio:
Tadashi:”Mi sembra che la nave si stia muovendo in modo strano, non vi pare?”
Yuki:”Si. Sembra anche a me, Capitano.”
Harlock:”Trema, naturalmente.”
Tadashi:”Che?”
Harlock:”Trema pensando di dover affrontare una battaglia contro un nemico potente su di un pianeta sconosciuto.”
Yuki:”Ci prendi in giro?”
L’argomento, poi, cade, ma Harlock non li stava prendendo in giro.

Episodio n.12
Titolo: MADRE, IN TUA MEMORIA!

Sorvolando ad alta quota il Continente Fossile del Pianeta Venere, Harlock e i suoi avvistano dei segni che il Dottore ricollega a quelli visti nella zona dei Maya; in particolare Harlock nota due segni che indicano due direzioni ben precise. Il primo indica la zona della Foresta Fossile, che però sta andando a fuoco (forse era una base distrutta in seguito ad un’incidente o ad un’eruzione); il secondo indica un cratere dove Harlock decide di entrare. Si fermano prima di toccare il fondo e proseguono a piedi attraverso un corridoio che li porterà in un locale in cui trovano degli antichi vasi. I vasi vengono portati sull’astronave e il materiale risulta risalente a 180 milioni di anni prima, ma come mai sono in mano alle Mazoniane?
Improvvisamente Harlock avverte qualcosa e Yuki conferma dicendo che è come se stessero percuotendo l’astronave. Harlock dà l’ordine di uscire immediatamente dal cratere e una volta usciti si accorgono che una costruzione, simile ad un antico palazzo, si è sollevata da terra. Subito la costruzione si disintegra svelando l’astronave che era nascosta al suo interno: mazoniana, ovviamente.
Questa comincia a colpire insistentemente l’Alkadia, in un punto ben preciso, a “8 metri e mezzo dal limite di poppa”, proprio dove si trova il Computer, che è la parte fondamentale dell’Alkadia.
Tadashi decide di uscire ad affrontare le Mazoniane in prima linea, sentendosi colpevole per aver dato le informazioni sulla posizione del Computer, ma questa volta si fa onore, distruggendo diverse navette mazoniane e soprattutto uccidendo Laura, che, ancora una volta, ha tentato di “distrarlo” con l’immagine della madre. La lotta, per lui, non è certo stata semplice, ma alla fine è riuscito a liberarsi da quelle allucinazioni di cui era vittima e da cui soltanto lui poteva liberarsi.
Voce narrante:
“Soltanto dopo aver scacciato la tremenda allucinazione Tadashi rivede, nella sua mente, l’immagine raele di quella che è stata sua madre. Di fronte a quell’immenso cielo pieno di stelle le giura di abbandonare ogni sentimento di odio e di vendetta. Dedicherà la sua vita soltanto alla difesa del piccolo pianeta in cui hanno trovato riposo i suoi genitori.”

Note
All’interno del cratere Harlock pronuncia questa misteriosa frase:
“La nostra nave è in pericolo, qualcuno mi sta avvertendo.”
Infatti il “tremare” dell’Alkadia non era dovuto affatto ad un terremoto.

Episodio n. 13
Titolo: IL CASTELLO STREGATO NEL MARE DELLA MORTE

Avvicinandosi alla Terra Yuki intercetta un’altro segnale oltre ai soliti della piramide e del pennant, che proviene dal Mare dei Sargassi. Nonostante Yattaran storca il naso all’idea di “bagnarsi” in quello che chiamano Cimitero
Sottomarino, Harlock decide ugualmente di andare. Non prima, però, di aver salutato Mayu da un telefono di una Base Militare Terrestre, dove arriva e riparte indisturbato, senza che nessuno osi alzare un dito per catturarlo.
Ora l’Alkadia può ammarare sul Mare dei Sargassi, ma mentre stanno sondando il fondale pieno di navi e sottomarini affondati, alcuni dei quali navigano senza che ci sia nessuno a pilotarli dall’interno, dall’alto arriva una “formazione da combattimento” del Governo Federale comandata da Kirita. Harlock ordina di non rispondere al fuoco per rispetto al principio di non combattere contro i suoi simili e, quando meno se l’aspettano, emerge dall’acqua “un’enorme nave da battaglia della Seconda Guerra Mondiale”, che comincia a fare fuoco su quelli del Governo Federale facendoli fuggire via. Poi, improvvisamente, la nave “fantasma” in questione decolla dall’acqua e attacca l’Alkadia, che non può fare altro che reagire al fuoco, sconfiggendola. La nave “fantasma” prende fuoco e precipita, immergendosi nuovamente nel mare. Durante l’affondamento si può vedere che sulla nave sventola la bandiera giapponese.
Harlock, comunque, vuole vederci chiaro, perché è convinto che tutte quelle imbarcazioni si muovano grazie ad una mano ben precisa che li guida; quindi decide per l’immersione. Una volta giunti sotto il mare vedono una cupola luminosa, con la probabile funzione di barriera, da cui promana una forza magnetica identica a quella della piramide e del pennant. Superata la “membrana” (che si ricompone dopo il loro passaggio), scoprono al suo interno, tra numerosi relitti di imbarcazioni e mezzi aerei (ma c’è anche un’automobile!) una mostruosa costruzione, abitazione della Sovrana del Mare, Aman, la quale li accoglie poco benevolmente. Infatti essa ha stretto un patto con la Regina Raflesia mettendole a disposizione i propri poteri; in questo caso ha il compito di eliminare dalla circolazione Harlock e i suoi amici e poiché un giorno del suo Regno corrisponde a 100 anni terrestri, Aman usa i suoi poteri per far assopire tutto l’equipaggio dell’Alkadia, in modo che al loro risveglio trovino una Terra sotto il dominio delle Mazoniane.
Harlock, questa volta, non può davvero fare nulla. Gli rimane solo una possibilità di salvezza e, protendendo la mano verso l’Alkadia, disperato, invoca l’intervento del suo più grande amico. Allora il Computer dell’Alkadia si accende, guida l’astronave fino al punto in cui si trovano Harlock e gli altri e li fa salire. Uccide Aman e torna in supeficie.
Terminato l’effetto dell’incantesimo di Aman, sul Ponte di Comando si vedono i “nostri” riuniti e si sente un suono paticolare, che ricorda il battito di un cuore; soltanto, un po’ artificiale. Harlock pronuncia una frase, apparentemente non indirizzata a nessuno dei presenti:”Ancora una volta ti dobbiamo la vita.”, con tono riconoscente.
Ora il Computer si spegne e si interrompe anche il battito.
Harlock approfitta per andare da Mayu (ogni momento è buono) e la piccola gli racconta una favola, molto antica, ma che contiene molti punti di contatto con l’avventura appena vissuta dall’Alkadia e dal suo equipaggio: un ragazzo; un castello sottomarino; una principessa; una giornata intera passata sotto il mare; il ritorno in un mondo ormai cambiato, dopo un’assenza di 100 anni.

Episodio n.14
Titolo: LA LAPIDE AI PIEDI DELLA SFINGE

Kirita ha rapito Mayu per portarla nel deserto del Sahara e fa in modo che Harlock possa raggiungerlo fornendogli di volta in volta le indicazioni. Solo a lui, però. Perché ordina che l’Alkadia atterri senza il suo capitano nella Valle degli Spettri.
Una delle tappe di Harlock per raggiungere la meta è il paese di Kuruna (Egitto) dove gli verrà fornita una mappa e un cavallo per attraversare il deserto proprio dal padre adottivo di Kirita. La particolarità, di cui si stupisce lo stesso Harlock, è che Kirita lo aveva annunciato al padre come suo amico.
Harlock, dunque, parte per il deserto, ma la traversata è molto faticosa, il cavallo non resiste e muore a metà strada costringendo Harlock a proseguire con le proprie gambe. Per alleggerirsi lascia cadere, uno per volta, gli oggetti che porta con sé. E non è finita, perché arriva anche una tempesta di sabbia che gli strappa via la mappa.
Dall’Alkadia, intanto, cercano senza successo di mettersi in contatto con lui, che tra gli altri oggetti, ha lasciato cadere anche la ricetrasmittente. Allora Yuki e Tadashi pensano di andarlo a cercare con un ricognitore, ma Met li ferma, perché sa che Harlock può farcela (lo sa perché lo sente, perché “gli è sempre accanto”). In effetti Harlock, anche se spossato e disidratato, riesce comunque ad avvicinarsi al luogo in cui sono Kirita e Mayu grazie al suono dell’ocarina di Mayu e quando ormai non ce la fa più, e si lascia cadere a terra, destino vuole che Mayu si accorga di lui e lo aiuti a rinvenire con un po’ d’acqua. Mayu, a questo punto, lo porta da Kirita e Harlock sta per ucciderlo:”Io non ho mai ucciso nessuna creatura terrestre, per mio impegno ideale, ma non posso perdonarti di aver portato Mayu in un posto simile!”. Per fortuna Mayu gli si para davanti impedendoglielo e dicendogli come Kirita l’abbia salvata dal morso di uno scorpione, rimanendone vittima egli stesso. Infatti Kirita sta male e Harlock, dopo aver ascoltato la preghiera di Mayu, non esita a salvargli la vita preparando per lui una sostanza medicinale.
Ma qual’è lo scopo di Kirita? Non certo quello di mostrare ad Harlock la tomba della propria sorellina, Tami, morta all’età di sette anni e sepolta ai piedi della Sfinge, come effettivamente fa. Lo scopo è, invece, quello di mettere fuori combattimento l’Alkadia e uccidere Harlock servendosi in entrambi i casi di una grande arma laser nascosta all’interno della Sfinge e da lui scoperta il giorno della morte di Tami.
Quest’arma ha una gittata di ben 200 km; esattamente la distanza tra la Sfinge e il luogo in cui è atterrata l’Alkadia, e presenta dei segni identici a quelli del pennant.
Vuol dire forse che le Mazoniane erano lì già 5000 anni prima? Kirita punta l’arma in direzione della Valle degli Spettri e l’Alkadia viene sepolta dalle rocce rimanendo immobilizzata, mentre Harlock ha i secondi contati. Mayu, ancora una volta, improvvisamente, si frappone tra Harlock e Kirita cercando di far ragionare Kirita con queste parlole:”Se mi hai salvato la vita vuol dire che non sei cattivo. Allora come puoi uccidere Harlock?”, ma sembra che non ci sia più via di scampo, quando a un certo punto l’Alkadia, tra lo stupore dell’equipaggio, comincia a muoversi da sola e si libera da quella prigione di pietre, arrivando appena in tempo per permettere a Yattaran di distruggere la terribile arma (con tanto di Sfinge annessa) e salvare Harlock e Mayu.

Note –

Dalla versione italiana sono stati tolti due pezzi. Il primo aveva come protagonisti Mayu e Kirita. Kirita cerca di far bere Mayu, perché sì, l’ha rapita, ma non è comunque sua intenzione farla morire. Visto che però Mayu si rifiuta per principio di bere l’acqua che lui le offre, facendo anche cadere la preziosa borraccia a terra, lui interviene con la forza: butta giù Mayu dal cammello e la obbliga a bere l’acqua.
Il secondo pezzo tolto si trovava nel punto in cui il cavallo di Harlock non può più resistere alla fatica e muore (Harlock prosegue, poi, a piedi nel deserto). Il cavallo, nella versione originale, non è semplicemente “caduto e morto” , ma era caduto esausto e moribondo sulla sabbia, Harlock aveva preso la pistola e voltata la testa aveva ucciso definitivamente il cavallo.

Episodio n.15
Titolo: L’AURORA BOREALE

Dall’Alkadia, osservando la Terra, i monitor mostrano un’aurora boreale della quale, subito, viene evidenziata la stranezza. Primo perché, come dice Yuki, questi fenomeni sono in genere connessi con le macchie solari, e in questo caso, il sole non presenta macchie. Secondo, perchè la striscia nera che l’attraversa e che ad Harlock sembra una strada, scompare improvvisamente. Terzo, e più importante, Met teme le aurore perché sul suo pianeta la comparsa delle aurore più belle è coincisa con il mutamento delle piante. Quest’ultimo motivo è il più importante perché Met ha già dimostrato altre volte la sua capacità di avvertire in anticipo tanto i pericoli quanto le situazioni in cui non c’era nulla da temere e quando Harlock decide di scendere sulla Terra per controllare l’aurora, Met lo segue per potergli stare vicino (sa che Harlock avrà bisogno del suo aiuto).
Fanno atterrare l’Alkadia proprio sul punto che sembrava una striscia di terra e Harlock con Met, scesi con un ricognitore, notano un’altro elemento sospetto: una tempesta che è improvvisa (quando al Polo il tempo non dovrebbe cambiare così velocemente) ed è localizzata solo nel punto in cui si trovano loro. Met implora Harlock di tornare indietro perché ormai è certa del pericolo che incombe su di lui, ma visto che Harlock è ben determinato a proseguire, allora lei lo aspetta, decisa a non tornare se non insieme a lui.
Allora Harlock s’incammina lungo la striscia che attraversa l’aurora e alla fine della strada si trova di fronte ad un castello meraviglioso, degli stessi colori dell’aurora, e luminoso come se fosse costruito nel ghiaccio. Gli compare davanti una donna dall’aspetto bellissimo, una Mazoniana che gli dice di aver avuto un solo scopo in tutta la sua vita: farlo scomparire.
E subito Harlock si ritrova immobilizzato da un filo quasi impercettibile, ma non per questo meno efficace, viene deposto dalla donna in una sorta di bara costruita nel ghiaccio e viene ricoperto poco per volta con lastre dello stesso materiale. La donna, inoltre, mette fuori gioco l’Alkadia facendola sprofondare nel ghiaccio, proprio sotto gli occhi della propria vittima.
Tutto sembra essere perduto, finché la donna non arriva a ricoprire Harlock con la lastra, l’ultima, che sigillerà per sempre la bara, ossia quella che dovrebbe coprire il suo viso. In questo momento, infatti, succede qualcosa per cui la Mazoniana si ferma a guardarlo e comincia a pronunciare frasi che nessuno si sarebbe mai aspettato, neanche lei. Infatti confessa la propria ammirazione per Harlock e il desiderio nascosto che ha sempre avuto di averlo accanto. In poche parole, si è innamorata di Harlock.
A questo punto Met capisce che è giunto il momento di intervenire e salvare Harlock dalle attenzioni morbose della Mazoniana. Il combattimento tra Met e la Mazoniana è molto particolare, si svolge a suon di onde energetiche che sembrano essere generate dalle loro menti. Tuttavia la forza delle onde emesse dalla mente di Met sovrasta quella dell’avversaria, sconfiggendola. La Mazoniana muore, ma non bruciando come tutte le altre, bensì quasi squagliandosi. Stessa sorte tocca al bellissimo castello, che scompare rivelando la sua vera identità, cioè una base mazoniana dall’aspetto orrendo, assai contrastante con la bellezza del castello che la nascondeva.
Ora tutto è finito e ci troviamo sul Ponte di Comando dell’Alkadia (liberatasi in seguito alla sconfitta della Mazoniana) da dove Harlock fa fuoco per distruggere la base nemica. La vittoria di Met viene spiegata dalla stessa dicendo che sicuramente la forza del proprio sentimento per Harlock era di gran lunga maggiore di quello provato dalla Mazoniana.
Tutti si chiedono come sia possibile che una creatura del genere sia stata in grado di provare amore.

Note
-Il preludio all’episodio è dedicato all’incubo fatto da Mayu, in cui Harlock era senza vita, sepolto nel ghiaccio. Quindi, come Met, anche Mayu mostra la propria vicinanza ad Harlock.
-Un’ultima cosa. Non pensate che Kirita non abbia approfittato delle condizioni di inferiorità in cui si era venuta a trovare l’Alkadia! Il suo attacco viene scoraggiato dalla stessa Mazoniana perché praticamente Kirita avrebbe finito per sciogliere il ghiaccio attorno all’astronave, liberandola.

Episodio n.16
Titolo: LA CANZONE DEL COMMIATO

Questo episodio è dedicato a Yuki e si contraddistingue dagli altri perché è il primo di quelli dedicati alle vite dei singoli personaggi. Soprattutto, incentrati sui momenti decisivi della loro vita, cioè quelli che li hanno formati nel carattere e portati a scegliere di vivere sull’Alkadia. Andando avanti nel corso della storia, ci saranno anche quelli dedicati a Maji (che verrà presentato direttamente in quell’occasione), a Yattaran, al Dottor Zero, a Mazusan, e, finalmente, anche quello dedicato al grande amico di Harlock, padre di Mayu e costruttore dell’Alkadia. Una buona parte della storia di Met abbiamo avuto modo di conoscerla volta per volta, ma anche per lei ci sarà un’episodio. Su Tadashi sappiamo già tutto.
“La canzone del commiato” è molto particolare anche nei colori, nelle musiche, nelle inquadrature e nell’intreccio. Se in tutta la serie traspare lo stile e il gusto degli anni ’70, in questo episodio l’influenza è molto più evidente, rendendolo diverso proprio per questo, da tutti gli altri. Si può dire che è “unico”.
Per motivi di chiarezza ho deciso di descrivere gli eventi di questo episodio seguendo il loro ordine reale, non quello dell’intreccio. Anche perché gli eventi che appartengono al presente narrativo (escludendo quindi i flashback) sono contemporanei ai primi 5 minuti dell’episodio successivo (vedi).

Il padre di Yuki era uno scienziato che nel suo laboratorio studiava e sperimentava il modo di costruire una colonia su di un satellite artificiale che avesse le stesse caratteristiche della Terra e dove gli umani potessero andare a divertirsi. Della sua equipe faceva parte anche Kasuya, il ragazzo di cui era innamorata, e contraccambiata, Yuki. Questo ragazzo, Kasuya appunto, aveva deciso un giorno di uccidere il padre di Yuki, che rappresentava un’intralcio alle sue mire di potere, ma aveva lasciato credere a tutti che il soffocamento del padre di Yuki fosse stato un brutto e inaspettato incidente. Poi, abbandonato tutto e tutti, compresa Yuki, aveva dichiarato di non voler più entrare in quel laboratorio. La madre di Yuki era morta subito dopo di crepacuore e Yuki, sentendosi abbandonata anche da Kasuya (ella non sapeva che il padre era stato assassinato, e per di più da lui), dal quale non si aspettava che rinunciasse alle ricerche, e vedendo screditato e deriso il lavoro del padre, aveva deciso di imbarcarsi sulla prima astronave che gli sarebbe capitata. Infatti, poi, era stata trovata su un’astronave, clandestina, dal Comandante, che la riconosce e lei, per la rabbia, lo aveva aggredito saltandogli addosso. A causa del suo gesto poco rispettoso, Yuki era stata imprigionata sulla stessa astronave, ma per fortuna, mentre si trovava nella prigione, l’astronave era stata attaccata dall’Alkadia, sempre alla ricerca di provviste da immagazzinare, e lei era stata liberata da Harlock e accolta a bordo della sua astronave.

Ora si torna ai nostri giorni, quelli in cui si svolge la nostra storia. L’Alkadia si sta avvicinando al satellite in cui il padre di Yuki svolgeva i suoi esperimenti (che si trova vicino all’ottava Isola dei Pirati) e Harlock le dà la possibilità di scegliere se rimanere ancora con loro, visto che non ha più nessuno ad aspettarla, oppure di tornare.
Yuki ringrazia e decide di tornare per continuare il lavoro del padre, magari proprio insieme a Kasuya, qualora lo avesse ritrovato e convinto a lavorare con lei.
La meta dell’Alkadia, adesso, è l’Ottava Isola dei Pirati. Prima, però, si dirigono a prendere Mayu perché Harlock ha deciso di farle passare sull’Alkadia le sue vacanze scolastiche.

Quest’ultima cosa, cioè la decisione di prendere Mayu e di andare sull’Isola, è narrata nell’episodio n.17, nei primi 5 minuti. Nell’episodio n.16 non si parla di questo, ma si dà per buona la presenza di Mayu sull’Alkadia, nonché la sosta sull’Isola.

Tornando a Yuki: la prima cosa che fa è visitare la tomba dei genitori dove incontra anche Kasuya, che la stava aspettando per dirle che aveva deciso di riprendere gli esperimenti. Anche per riscattare la memoria del padre di Yuki. Le confessa, poi, di essere ancora innamorato di lei. Yuki, quindi, si unisce a lui per le ricerche (in fondo era per questo che aveva lasciato l’Alkadia) e s’incamminano insieme verso la casa dei genitori di lei, che ora è la casa in cui vive Kasuya assieme alla sorellina.
Su questa sorellina di Kasuya viene subito gettato un velo di sospetto, perché Yuki non aveva mai saputo della sua esistenza. Più tardi, infatti, Yuki si presta per una prova che dovrebbe servire a testare la resistenza dell’essere umano sulla colonia artificiale, ma che in realtà è un macchinario che ha il solo scopo di ipnotizzarla per farla rispondere ad una domanda ben precisa:”Quando l’Alkadia si trovava al cospetto della Sovrana Aman e tutto l’equipaggio dormiva sotto l’effetto dell’incantesimo, chi ha fatto muovere l’astronave? Qual’è il segreto?”.
Praticamente si capisce che Kasuya si è alleato con le Mazoniane e che la presunta sorellina è una di loro. Per fortuna Yuki non risponde alla domanda, ma purtroppo, alla fine della prova dimentica ciò che le è successo.
Un giorno Yattaran e il Dottor Zero vanno a trovare Yuki per vedere, e riferire agli altri, come sta. Tra le altre cose le dicono che l’Alkadia si trova sull’Ottava Isola dei Pirati. Mai l’avessero detto! Kasuya, infatti, sta ascoltando di nascosto e va immediatamente a comunicare la notizia a Kirita per permettergli di coglierlo di sorpresa (l’attacco di Kirita, comunque, va a vuoto, come i precedenti).
Dall’Alkadia, quindi, capiscono che Yuki è in pericolo, ma Harlock decide di intervenire solo se Yuki sarà in grave ed effettivo pericolo, perché pensa che si tratti di una sua questione personale e che questa vada risolta solo da lei.
L’intervento dell’Alkadia per ora si limita a mettere Yuki in guardia, attraverso Met, che si offre per andare da lei in segreto. Una volta giunta le pone delle domande per portarla a riflettere sulla situazione; proprio quelle domande che Yuki si sarebbe dovuta porre da sola.
Quando Yuki arriva a capire e scopre la vera natura di Saki, allora affronta Kasuya faccia a faccia dicendogli ciò che pensa di lui e questi, esaltato, la sprona ad ucciderlo, la provoca, ma Saki è in agguato alle spalle di Yuki e le punta la pistola contro. Harlock la uccide appena in tempo, proprio nel momento in cui stava per sparare a Yuki.
Kasuya, vigliacco, approfitta del momento per fuggire (al riguardo vedi la nota)
Ovviamente Yuki torna sull’Alkadia, ma solo dopo aver chiesto ad Harlock se sono ancora disposti ad accettarla tra loro. Harlock le risponde:”Ti aspettiamo, Yuki.”

Questo è quanto, ma la mia descrizione si limita solo ai fatti, mentre, invece, questo episodio, in certi momenti, ha dei suoni e delle immagini molto particolari. In realtà, tutta la serie ha delle belle musiche, dei bei suoni e molte immagini suggestive, ma questa puntata ha un’atmosfera veramente unica; grazie, soprattutto, al samizen, uno strumento tradizionale giapponese, a corde, il cui suono accompagna più volte le immagini. Era lo strumento che suonava la madre di Yuki, per una tradizione di famiglia.
Più degli altri, questo episodio, va visto e ascoltato, fosse solo per questi pezzi così particolari.

Note
-Ho detto che Kasuya approfitta per fuggire, ma non è ciò che accade veramente, perché quando Yuki punta l’arma contro Kasuya, lascia anche cadere il samizen per impugnare meglio la pistola (gesto che evidenzia tutta la sua determinazione e la sua volontà di raccogliere tutte le forze per compiere un’azione così difficile); subito dopo la caduta del samizen c’è un passaggio di immagine troppo brusco il quale porta lo spettatore attento a supporre che ci sia stato un taglio, attuato per eliminare il momento dell’uccisione di Kasuya da parte di Yuki. Infatti, nella scena immediatemente successiva alla caduta del samizen, si vede Yuki di spalle, inginocchiata (quando un attimo prima stava in piedi per sparare) e un corpo disteso a terra di fonte a lei. Questo particolare non è evidente, ma c’è, e quindi vuol dire che Yuki ha trovato in sé tutto il coraggio per uccidere colui che è stato la causa del suo “esilio” sull’Alkadia e che sarebbe stato di fondamentale aiuto per le Mazoniane nella conquista della Terra.
Certo Yuki, ora, è distrutta, e, giustamente, piange perché l’esperienza vissuta è stata estremamente forte. Come lei, del resto. Ciò è sicuramente una conseguenza dell’adattamento.

Episodio n.17
Titolo: LO SCHELETRO DEI FALCHI SPAZIALI

Questo è il secondo episodio dedicato alle storie dei singoli personaggi. Stavolta è il turno di Maji, il Primo Timoniere dell’Alkadia, che conosciamo ora per la prima volta. Per l’esattezza Maji è protagonista anche dell’episodio n.18, e bisognerà vedere entrambi gli episodi per conoscere meglio la sua storia e i suoi sentimenti. Come già detto nel riassunto precedente, i primi 5 minuti dell’episodio si svolgono in contemporanea alla puntata n.16. Infatti Harlock decide di andare a prendere Mayu sulla Terra per farle trascorrere le vacanze scolastiche sull’Alkadia e poi si dirigono sull’Ottava Isola dei Pirati. Tutto ciò mentre Yuki sta lavorando con Kasuya per portare avanti le ricerche del padre (vedi).
Mayu, quindi, sta sull’Alkadia e tutto l’equipaggio si prodiga per farla divertire. In particolare Maji, che mostra di essersi affezionato a lei molto più degli altri. Quando Mayu se ne va, infatti, Maji si rattrista fino al punto di non parlare più, facendo persino preoccupare i suoi compagni, che non ne comprendono il comportamento.
Effettivamente la sua tristezza potrebbe sembrare eccessiva per chi non ne conosce il motivo.
Intanto, nello spazio, viene avvistata una bottiglia contenente una lettera. E’ stata scritta da Toshiro Yamanaka, il Comandante dei Falchi Spaziali, dell’esercito della Federazione. Egli chiede aiuto perché la sua astronave è rimasta intrappolata in un gorgo di onde magnetiche che la fanno girare vorticosamente e spiega che si sono trovati lì dopo aver oltrepassato la nebulosa Collo di Cavallo durante un’inseguimento alle Mazoniane, per scovare la loro base principale.
Harlock non esita a fare rotta verso la nebulosa e Maji, non appena viene a sapere che lo scopo della missione è salvare il Capitano Yamanaka, sale subito sul Ponte di Comando per capire meglio. Infatti Maji conosce Yamanaka, perché una volta era stato il suo Capitano e si capisce subito che per lui era stato molto più di un semplice Superiore al quale obbedire. Da qui Maji comincia a raccontare la sua storia, prendendo spunto dalla domanda di Tadashi sul motivo per cui, dalle astronavi della Federazione, sia poi passato a bordo dell’Alkadia.
Il suo racconto comincia ricordando come la stessa Alkadia, in uno scontro, abbia sconfitto (ma non distrutto) l’astronave di Yamanaka, su cui era anche Maji. Vuol dire che una volta, quindi, erano nemici, quando ancora sia Yamanaka che Maji non credevano all’esistenza delle Mazoniane. Maji, poi, continua parlando della vita felice che conduceva con la donna che amava (Aki) e la bambina (Midorì) nata dal loro matrimonio. Ma un giorno (un brutto giorno) Yamanaka si era presentato di fronte a lui chiedendogli di lasciare immediatamente la propria moglie perché si trattava di un essere extraterrestre dall’aspetto femminile e aveva cercato di fargli capire come queste, nonostante l’apparenza, fossero in realtà spietate e pronte ad uccidere per conquistare le Terra. Maji, ovviamente, non aveva voluto saperne e i due si erano separati, fino a quando Maji non aveva sentito uno sparo. Era stato Yamanaka a sparare; aveva sparato contro una Mazoniana che stava in agguato pronta ad ucciderlo e quando Maji, una volta giunto, aveva scoperto che la donna era proprio la sua amata Aki, preso dalla rabbia si era scagliato contro quello che credeva un freddo assassino; addirittura gli aveva puntato contro la sua stessa pistola.
Lo aveva fermato Harlock, che aveva confermato a Maji quanto dettogli da Yamanaka.
A questo punto le strade dei tre si erano divise (o forse bisognerebbe dire che ognuno di loro aveva deciso di prendere una strada diversa per una stessa lotta). Maji era tornato a casa e aveva scoperto che quegli esseri vestiti da capo a piedi con un mantello nero (lo stesso che indossava sua moglie uccisa da Yamanaka) avevano appena portato via la sua Midorì. Aveva capito che si trattava di Mazoniane.
Così Maji aveva deciso di unirsi ad Harlock, perché questi aveva detto che il suo scopo era quello di inseguire e combattere quel popolo. Per lui era diventato “l’unico modo di ritrovare Midorì” e anche se stesso, visto che dopo il rapimento della figlia si era lasciato andare all’alcool. Infatti Maji poteva, e a stento, accettare la morte di Aki, ma non il rapimento di quella che essendo anche figlia sua doveva essere, anche se solo in minima parte, umana.
Così termina il racconto e Maji aggiunge che deve assolutamente poter rivedere Yamanaka e chiedergli perdono per il proprio comportamento. Stando sull’Alkadia, infatti, si era reso conto della malvagità delle Mazoniane e della loro abitudine di giocare con i sentimenti umani.
Ora, però, a furia di rivangare il passato, Maji ha dovuto rivivere quelle stesse forti emozioni, che per fortuna riescono a trovare uno sfogo nel pianto, mentre corre via dal Ponte di Comando.

Rotta verso la nebulosa Collo di Cavallo.
Prima ancora di giungere a meta, però, è la stessa astronave dei Falchi Spaziali, gravemente danneggiata, che si para innanzi all’Alkadia. Forse è stata liberata dal gorgo grazie al passaggio di una cometa che ha interrotto il flusso magnetico, ma poco importa. Maji, Harlock, Yuki e Tadashi entrano dentro, nei corridoi dell’astronave, ma Maji non resiste e comincia a correre verso il Ponte di Comando, gridando il nome del suo vecchio capitano.
Quando arriva e crede di averlo trovato, perché lo vede dritto, in piedi, che impugna il timone, si accorge, invece, guardandogli il volto, che di lui è rimasto solo lo scheletro. Sono arrivati tardi. Maji si inginocchia comunque di fronte a lui chiedendogli perdono tra le lacrime, e continua a piangere anche dopo, sull’Alkadia, durante l’ultimo saluto di tutto l’equipaggio.

Note
-C’è un dialogo, stupendo, tra Yamanaka e Maji, svoltosi qualche tempo dopo la sconfitta contro Harlock. Maji vuole renderne partecipi gli amici dell’Alkadia, raccontandoglielo. E’ un pezzo stupendo, che ci mostra il tipo di rapporto che legava i due e quale livello di confidenza avessero raggiunto.
Yamanaka:”Sai Maji, comincio a provare un sentimento d’invidia per Capitan Harlock. Vola per gli Spazi obbedendo soltanto ai suoi ideali e all’impulso del suo cuore. Senza mai piegarsi di fronte a nessuno.”
Maji, poco convinto:”Si, ma è un pirata!”
Yamanaka:”Lo so, ma navigare liberamente per gli Spazi, senza vincoli, deve essere meraviglioso. A noi spesso questa gioia viene negata da obblighi odiosi. Sai che cosa vorrei? Ridurre tutta la mia vita a un solo giorno e in quel giorno, comandare l’Alkadia.”
Maji, con un grande sorriso:”Anche a me piacerebbe! Dev’essere bello manovrare quei motori! Farei andare l’astronave su e giù, continuamente, senza stancarmi mai!”
“Allora, pensavamo la stessa cosa?” dice sorridendo Yamanaka, guardando Maji.
Ed entrambi scoppiano in una bellissima risata. Ridono di sé stessi e del fatto di non aver mai avuto il coraggio di ammettere i propri più profondi desideri, con quel genere di risate che solo i veri amici possono fare insieme.

Episodio n.18
Titolo: LE GUERRIERE OMBRA

Nonostante l’astronave di Yamanaka sia stata trovata al di fuori della nebulosa Collo di Cavallo, sempre verso quella nebulosa l’Alkadia decide di mantenere la rotta, perché secondo quanto era scritto nel messaggio di Yamanaka, oltrepassatala avrebbero trovato la base principale delle Mazoniane.
Maji durante il viaggio se ne sta chiuso nella sua stanza guardando la foto della figlia ed esce soltanto quando gli sembra di sentire il suono di un campanellino a bordo dell’Alkadia. Questo campanellino lo fa ripensare a quello che la sua Midorì portava sempre al collo, anche al momento del rapimento e quindi, uscendo dalla stanza, Maji segue quel suono nella speranza di ritrovarla. Quando arriva vede una Mazoniana che effettivamente assomiglia molto a sua figlia e possiede un campanellino proprio identico al suo; questa assume un aspetto più umano per ingannare la sua vittima, così che egli la possa considerare davvero sua figlia, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili nel comportamento di Maji, che prenderà sempre le sue difese, essendo suo padre. Quella Mazoniana, effettivamente, è sua figlia, ma ormai lei non ha più alcun legame con lui, e tutti sembrano essersene accorti, tranne Maji, che non è disposto a rinunciare a lei e farà di tutto per ricordarle l’infanzia passata sulla Terra assieme a lui.
Improvvisamente Midorì fugge e scompare, per poi ricomparire sul Ponte di Comando assieme ad altre Mazoniane che sembrano essere ai suoi ordini. Harlock sta per sparare proprio a Midorì, ma Maji si mette di fronte a lui chiedendogli di abbassare l’arma. Yuki, però si accorge quasi subito che quelle guerriere sono solo ombre; la conferma arriva dopo che Met passa attraverso una di loro senza incontrare alcun tipo di resistenza e Maji cerca di abbracciare Midorì senza riuscirci. Le ombre, dice Yuki, provengono dalle Pleiadi e ben presto scoprono anche che il loro scopo è di distrarre l’equipaggio mentre le vere Mazoniane raccolgono informazioni sull’Alkadia. Ad accorgersene è Met, che uccide una di loro che si nascondeva nella stanza di Harlock. Riesce ad ucciderla semplicemente lanciandole una carta da poker, come se fosse un coltello.
Immediatamente viene messo in allerta tutto l’equipaggio, tra cui Maji che nuovamente cerca di raggiungere la figlia Midorì, in fuga dopo aver capito che il loro piano è stato scoperto. La fuga di Midorì cessa quando si trova di fronte Harlock e per liberarsene gli punta contro la pistola, intenzionata a farlo fuori una volta per tutte, ma Maji le dice di fermarsi perché non può sparare a quello che è il suo Comandante e poi guarda Harlock, dicendogli che non può uccidere colei che è sua figlia. Ma lei è ormai una Mazoniana e solo agli occhi di suo padre ella può sembrare un essere umano con sentimenti umani. Infatti approfitta subito di un momento di disattenzione di Maji per colpire Harlock a tradimento, per fortuna soltanto sfiorandolo, perché lui si sposta in tempo per evitare il colpo.
Lei fugge ancora e Harlock stavolta sembra deciso a spararle, ma non può non ascoltare le preghiere di Maji che addirittura gli propone di essere ucciso al posto della figlia. La mira di Harlock si sposta verso Maji che sta fermo immobile davanti a lui, pronto ad essere ucciso davvero. L’intenzione di Harlock, però è solo di farlo rinsavire e fargli capire che ormai di sua figlia, nella Mazoniana, non è rimasto nulla. Insomma sembra che Harlock voglia colpirlo davvero, mentre invece il suo colpo mira solo a sfiorare la parte destra della sua testa, con una precisione davvero unica. Dopodiché Harlock si avvicina a lui e cerca con le parole, dolcemente, di farlo ragionare, ma Maji, evidentemente, ancora non è pronto ad ammettere una verità dettagli da un’altra persona. Dovrà capirlo da solo, e questo capiterà ben presto, perché subito dopo Maji decide di inseguire Midorì e quando se la trova di fronte, su un pianeta contro cui si è andato a schiantare con il proprio ricognitore, la chiama ancora una volta per nome, ma è lei stessa, stavolta, a dirgli ciò che lui non aveva mai voluto accettare:”Sono il Soldato Mazoniano 6709 comandante la truppa d’assalto. Il mio nome è Patru”. Dice di essere nata da una pianta e che loro (le Mazoniane) non hanno bisogno di un padre. Maji a queste parole si inginocchia e piange, perché realizza che davanti a sé c’è solo una Mazoniana, e non una figlia; allora afferra la pistola per ucciderla, ma lei è molto più veloce e fugge via subito dopo avergli impedito di puntarle contro la pistola.
Quando l’Alkadia lo raggiunge, Maji, salendo, cerca di chiedere scusa ad Harlock, che però non lo fa parlare perché ha già capito le sue intenzioni:”Ti capisco, Maji”, dice Harlock semplicemente, risparmiandogli la fatica di raccontare ciò che, sicuramente con dolore, gli aveva fatto capire il suo errore.
E così, come era successo a Tadashi con il Comandante Laura, anche Maji prende la propria rivincita su Patru in combattimento, uccidendola. Riesce anche a superare il momento in cui la Mazoniana assume ai suoi occhi l’aspetto di Midorì per ingannarlo.
Certo, anche lui, come era successo a Yuki con Kasuya, rimane sconvolto dal suo stesso gesto, restando immobile e in silenzio a ricordare i momenti passati con lei quando era una bambina, ma è anche vero che quella, ormai, era solo il Soldato Mazoniano 6709, non la sua Midorì.

Note
-Durante l’episodio l’Alkadia avvista la nebulosa Collo di Cavallo. Devono ancora raggiungerla.

Episodio.19
Titolo: IL TRANELLO DELLA REGINA RAFLESIA

Solo tre giorni e l’Alkadia raggiungerà la nebulosa Collo di Cavallo: la stessa che il Capitano Yamanaka aveva inutilmente tentato di raggiungere prima di loro.
Nulla sembra minacciare pericoli, a parte una nube di gas, la quale emette in continuazione forti scariche elettriche, fortunatamente inoffensive per l’Alkadia. Proprio per questo Harlock si limita a dare l’ordine di controllare se tutti
gli impianti dell’astronave funzionano regolarmente, ed è in questo frangente che Met nota che il Computer, anche la conferma del fatto che non c’è nulla da temere. Infatti scoprono il Computer dell’Alkadia ha addirittura deciso di dormire.
Ebbene sì, il Computer…dorme. Non solo, quindi, è in grado di avvertire in tempo l’avvicinarsi di eventuali pericoli, ma è anche in grado di dormire. Ovvio lo stupore di Tadashi e Yuki a questa notizia, che però non sembra sorprendere minimamente né Harlock, né Met. Met, tra l’altro, accenna una risposta facendo notare come sia del tutto normale che in una situazione del genere (cioè in assenza di pericoli) il Computer dorma. Tadashi e Yuki avranno modo, in seguito di porre altre domande sull’Alkadia e il suo Computer alla stessa Met (vedi le note in fondo).
Tornando alla nube gassosa: Harlock conclude che non è altro che uno strumento utilizzato da Raflesia per sondare le menti dell’equipaggio dell’Alkadia, attraverso dei raggi che hanno lo scopo di analizzare gli impulsi elettrici del cervello umano. In tal modo la Regina delle Mazoniane cerca di saperne di più sull’identità del misterioso 42° membro dell’equipaggio, colui il cui intervento è risultato determinante già in altre occasioni.
Il risultato di tale ricerca, tuttavia, non è soddisfacente, poiché il raggio-sonda non riesce a carpire i pensieri di tale individuo; infatti, proprio nell’istante in cui il raggio sondava la sua mente, il fantomatico 42° uomo stava dormendo. Nulla sui suoi pensieri, dunque, anche se la Regina ottiene comunque la preziosa conferma della sua esistenza.

Intanto sull’Alkadia il viaggio prosegue tranquillo. Gli uomini dormono come sempre in mezzo ai corridoi; anche il dottor Zero e il suo gatto dormono della grossa, mentre Met suona l’arpa e le sue dolci note si diffondono nella stanza di Harlock.
Tutto, insomma, si svolge nella calma più assoluta.
“Troppo”, pensa Harlock, contemporaneamente allo spezzarsi di una delle corde dell’arpa di Met. Troppa calma, e ciò lo insospettisce facendolo giungere alla conclusione che Raflesia ha teso loro un tranello, spingendoli a credere che il messaggio trovato nella bottiglia fosse di Yamanaka.
Molto probabilmente è andata così. Harlock ora ne è certo, e Met, che lo sta ascoltando attentamente, conclude lei il suo discorso affermando che quindi il vero scopo di quel messaggio era di far avvicinare l’Alkadia verso le navi di Mazone con l’intenzione di studiarne meglio l’equipaggio e tendergli un agguato. In questo modo, per esempio, si sarebbe potuta spiegare la passata presenza a bordo delle guerriere ombra (nonché di quelle vere).

Harlock, nonostante ciò, decide di continuare e mantenere la rotta verso la nebulosa, con in più, stavolta, la consapevolezza di seguire un percorso già previsto per lui da Raflesia. Un’utilissima informazione che di certo lo porrà in vantaggio rispetto all’avversario.

Quando ormai mancano solo 8 ore per raggiungere la nebulosa Collo di Cavallo, Harlock, che ha già in mente un piano per difendersi dagli agguati nemici, chiede a Yuki aggiornamenti sulla posizione di Ombra di Morte, un pianeta senza gravitazione orbitale, che costituisce la loro base di emergenza e all’interno del quale possono rifugiarsi in caso di pericolo. Ombra di Morte è stato progettato per seguire l’Alkadia ovunque vada ed è anch’esso frutto dell’ingegno del costruttore dell’astronave.
In questo frangente Ombra di Morte, secondo il piano di Harlock, dovrà rimanere nascosta dentro la nebulosa mentre l’Alkadia uscirà allo scoperto. Praticamente fungerà da rifugio in caso di pericolo. E il pericolo non tarda a presentarsi, dopo 18 ore, al termine dell’attraversamento della nebulosa, perché l’Ufficiale mazoniano a cui è stata affidata la missione ha fatto in modo di far lanciare una cometa proprio verso Ombra di Morte (e di conseguenza contro l’Alkadia stessa). Sembra davvero mettersi male per Harlock ed il suo equipaggio perché di fronte a loro si pone anche un altro ostacolo consistente in un vortice di onde magnetiche. A questo punto il piano di Harlock, anche se di difficile attuazione, rimane l’ultima speranza, e una volta riusciti a rifugiarsi dentro Ombra di Morte,
Harlock dà l’ordine di collegare il timone dell’Alkadia (in questo difficile momento pilotato da lui stesso) agli strumenti di manovra del piccolo pianeta.
L’intenzione di Harlock è quella, oltre che di rifugiarsi, di mandare la cometa ad affondare nel magma di una delle tante stelle che li circondano (tutte di recente formazione). Per far questo piloterà egli stesso Ombra di Morte servendosi del timone dell’Alkadia (il suo costruttore aveva proprio previsto tutto) e, sfruttando il fatto che la cometa è stata programmata per seguire il pianetino, Harlock porterà la stessa Ombra di Morte fino a sfiorare una delle tante stelle, virando improvvisamente per evitarla. La cometa, a quel punto, non farà più in tempo a tornare indietro e andrà inevitabilmente a morire nel magma, distruggendosi.
Il piano di Harlock funziona e porta all’esito desiderato.

Le Mazoniane non si arrendono e tentano un attacco a sorpresa con le loro astronavi.
Beh, sembra quasi inutile dire che anche questa volta le astronavi mazoniane hanno la peggio, sia nella lotta contro l’Alkadia, sia nelle scontri singoli.

Note
-Continuano le domande di Tadashi e di Yuki sull’Alkadia e sul suo costruttore, di cui Harlock è sempre restio a parlare. Per l’esattezza, come dice Yuki a Met nel corso dell’episodio, le risposte di Harlock sull’argomento sono sempre riferite all’ingegno del costruttore e a quanto egli fosse un genio incomparabile. Nulla di più.
Met in questo episodio viene interpellata sull’argomento con domande molto precise da parte di Tadashi e di Yuki. Per esempio su come mai l’Alkadia, in Egitto, si sia mossa da sola; oppure il motivo per cui il timone, in quel preciso momento in cui stanno parlando, si sta muovendo da solo; o, ancora, da dove deriva la caratteristica del Computer di dormire quando non è necessario il suo intervento (fatto assolutamente insolito per un computer).
La risposta di risposta di Met a tali domande è (riferendosi al costruttore dell’Alkadia): “Pensava che la razza umana, senza una zattera di salvataggio al di là della Terra, si sarebbe estinta, e ha costruito questa ‘zattera’ a prezzo della sua vita. Ecco perché la nave ora è viva”.
Non che questa sia una risposta propriamente esaustiva, ma se non altro Yuki e Tadashi, ora, hanno qualche dato in più su cui ragionare.
-A conclusione dell’episodio, subito dopo la fine della battaglia che ha visto ancora una volta la sconfitta delle Mazoniane, si vede Harlock nella sua stanza mentre si versa del vino in un bicchiere, come per rilassarsi. Improvviasamente compare di fronte a lui Raflesia, o meglio, la sua proiezione (finora Raflesia non è mai comparsa realmente di fronte ad Harlock), ma Harlock non si scompone minimamente.
Raflesia: “Penso che sia arrivato il momento di parlarci un po’.”
Harlock: “Non ho nessuna intenzione di rivolgere la parola a un’ombra.”
Raflesia: “Sei sempre molto orgoglioso Harlock, ma ora non serve.”
Harlock: “Pensi che il mio sia soltanto orgoglio? Tu non capirai mai, perché non sei mai riuscita a capire di che cosa sia fatto il sangue umano.” Harlock versa altro vino nel bicchiere.
Raflesia: “Continuerai ancora a lottare ostinatamente contro di me?”
Harlock: “Se la tua è una proposta d’armistizio, non ti illudere che accetti.”
Raflesia (dopo un breve silenzio e chiudendo un attimo gli occhi, come se stesse parlando con se stessa): “Ho piantato semi che hanno germogliato contro di me.”
Quest’ultima frase, dal contenuto assolutamente inaspettato, non manca di sorprendere Harlock.

Episodio n.20
Titolo: JURA LA STELLA DISABITATA

Jura, a dispetto di quanto dice il titolo, non è una stella, bensi’ il pianeta d’origine di Met, che ella credeva ormai spacciato e condannato alla morte dai suoi stessi abitanti. Questi avevano intrapreso una guerra nucleare le cui conseguenze erano state disastrose sia per loro che per il pianeta; infatti tutte le specie vegetali avevano cominciato a crescere in maniera abnorme ed innaturale uccidendo una dopo l’altra tutte le creature viventi.
Praticamente Met è l’unica sopravvissuta della sua specie ed è stato Harlock che, intervenendo appena in tempo portandola via da quel pianeta, le ha dato una nuova possibilità di vivere sull’Alkadia. Per questo più volte sentiamo Met dire di aver dedicato la sua vita ad Harlock, poiché prova ancora una profonda gratitudine nei suoi confronti.

L’Alkadia ora sta viaggiando verso la Grande stella rossa Antares con l’intenzione di arrivare fino alla Terra, ma Harlock accetta ugualmente di buon grado la richiesta di Met di ritardare la tabella di marcia per poter raggiungere Jura, che vuole rivedere a tutti i costi in seguito alla scoperta della sua inaspettata “rinascita”.
Effettivamente questo era un fatto che nessuno di loro si sarebbe aspettato, ma che pensandoci bene, come noterà Yuki in seguito, può essere spiegato semplicemente con la stessa crescita abnorme delle piante, che proprio grazie alla loro dimensione sono riuscite a depurare l’aria del pianeta in breve tempo rendendolo nuovamente vivibile.
Ormai si può parlare di una completa rifioritura di tutto il pianeta, e non solo in senso metaforico, visto che adesso la superficie è ricoperta di bellissimi fiori.
Strano che tali piante, però, non attacchino più gli esseri viventi. E ancora più strano il fatto che i fiori, bellissimi, assumano sembianze differenti a seconda di chi li guarda. Per Yuki, ad esempio, sono orchidee : “Oh! Come sono belle queste orchidee! Sono veramente belle!”, mentre Tadashi esclama: “Non sono orchidee, sono rose. Non hanno nessuna somiglianza con le orchidee!”, Met: “Non sono orchidee, e neanche rose! Sono…tulipani!”.
Harlock comincia a capire che i loro sospetti sul pianeta sono più che fondati; coglie un fiore, una rosa rossa (evidentemente è questo il tipo di fiore che vede lui, anche se non lo si dice esplicitamente), lo annusa, sente che c’è qualcosa che non va e ordina un ritorno immediato sull’astronave.
Due figure nel mentre stanno osservando l’Alkadia da lontano. Trattasi delle ormai ben note (e ben poco rassicuranti) figure avvolte negli ormai ben noti mantelli neri. Le Mazoniane, insomma.

Sull’Alkadia non hanno ancora visto le Mazoniane, ma gli iniziali sospetti ormai stanno diventando sempre più concreti, in particolare quando Masu-san vede Yuki che sta mettendo degli ortaggi all’interno di un bel vaso, proprio come fossero dei fiori molto delicati. Beh, inutile dire che quelle piante misteriose, agli occhi di Masu-san, che è la cuoca dell’Alkadia, appaiono come piante commestibili pronte per essere tagliuzzate e messe in pentola!
Rape, per la precisione. Una volta che Masu-san ha spezzato il gambo con il suo coltellaccio da cucina, ecco che si svela la vera funzione di quella pianta, dal cui gambo fuoriesce una polvere che, espandendosi rapidamente, fa svenire e cadere a terra l’intero equipaggio, con l’esclusione di Met e del Dottor Zero (per fortuna); quest’ultimo, nonostante gli sforzi, non riesce a trovare un rimedio soddisfacente alla sostanza dannosa, che come effetto ha quello di paralizzare i muscoli del corpo.
Proprio ora le Mazoniane, che evidentemente avevano calcolato tutto, attaccano di sorpresa l’Alkadia con gigantesche piante rampicanti che la imprigionano a terra, circondandola contemporaneamente con i loro caccia. Il Computer tenta di far decollare l’astronave, ma ormai è troppo tardi e l’Alkadia è immobilizzata a mezz’aria dalle piante che la avvolgono. Harlock, a malapena e grazie all’aiuto di Met, riesce a raggiungere il Ponte di Comando e a manovrare la batteria principale dell’Alkadia contro i caccia mazoniani, per distruggere loro e le piante rampicanti, riuscendo infine nel proprio intento.
Ora Harlock è esausto per l’enorme sforzo che ha dovuto compiere nonostante l’effetto deleterio di quella specie di droga, e Met gli dà un bicchiere di vino per farlo riprendere un po’. Incredibilmente il vino fa migliorare in maniera inaspettata lo stato di salute di Harlock. Fosse proprio l’alcool, allora, l’antidoto per quella sostanza? Infatti, dice Harlock, gli unici che non ne sono stati colpiti, sono stati proprio gli unici che al momento della diffusione della polverina avevano appena bevuto del vino: Met e il Dottor Zero.
Niente di più semplice, quindi, per ovviare al torpore che ha messo k.o. l’intero equipaggio, considerata soprattutto la passione del Dottor Zero per gli alcolici!

Superato questo momento di difficoltà, ora è Met, da sola, a dover affrontare un’ultima e difficile prova andando ad incontrare, in cima ad una bellissima collina fiorita, la sua grande amica d’infanzia, Fure; anche se forse sarebbe meglio dire colei che si presenta come tale, ma che in realtà non è altro che una Mazoniana che inganna la sua vittima nei suoi affetti più cari, proprio come era già capitato in passato ad altri membri dell’equipaggio. Met si accorge presto dell’inganno e le altre Mazoniane che si erano nascoste attorno sono pronte ad ucciderla, ma la finta Fure le ferma offrendo a Met la possibilità di duellare con lei, tant’è sicura di vincere, anche se basterebbe un suo cenno per farla giustiziare. Met accetta e combatte, con la spada laser che Harlock, previdente come sempre, aveva voluto che portasse con se’.

Prima di cominciare il duello, tuttavia, c’è un dialogo tra le due. Met chiede se le splendide piante che ricoprono ora il pianeta siano opera loro. La Mazoniana conferma e rivela che anche la guerra era stata provocata da loro con l’apposito intento di impadronirsi del piccolo pianeta e trasformarlo in un posto meraviglioso, ricoperto di fiori, in onore della grande Regina Raflesia. Ma, cosa ancora più terribile, è che quelli che erano gli abitanti, ora “sono” i fiori che ricoprono il pianeta e ciò, secondo il punto di vista mazoniano, ha dato un maggior senso alla loro vita.
Met è inorridita: “Solo per questo?”, si domanda incredula e sconvolta.

Il duello non è semplice e anche se Met alla fine riesce ad uccidere l’avversaria, le altre sono pronte a uccidere lei, che non può, per di più spossata com’è dalla lotta, difendersi da tutte le altre. Ormai non è più un duello, ma è diventato una lotta impari e Met ne uscirebbe inevitabilmente sconfitta. La sconfitta, in questo caso, significa la morte.
L’unica possibilità di salvezza per lei è che qualcuno l’aiuti ed intervenga ad aiutarla. Magari sarebbe auspicabile un intervento dell’Alkadia…
…e l’Alkadia, infatti, interviene risolvendo la situazione.

Le ultime parole di Met, nel guardare il proprio pianeta sono molto amare, e i suoi pensieri ormai sono ancora più tristi di quando pensava che fosse stata semplicemente la stoltaggine dei suoi simili la causa della morte del pianeta. Ormai ha la conferma di essere rimasta sola, e ciò risulta ancora più pesante per lei, dopo aver avuto anche solo per un attimo la speranza di non essere più l’unica sopravvissuta della propria specie. Il dolore aumenta ancora di più (se possibile) nel pensare che qualcuno l’ha ingannata proprio su ciò in cui lei credeva di più: l’amicizia di Fure e la vita sul proprio pianeta.
“Quando vivevo qui,” -dice -” disprezzavo la mia gente per l’atroce guerra che aveva intrapreso. Quasi le auguravo di perire vittima della sua stessa follia. E ora, che so che nessuno esiste più, provo uno sgomento angoscioso. [chiude gli occhi con forza]
Rimanere soli è terribile. [comincia a piangere]
Si ha bisogno di sapere che c’è qualcuno fatto come noi nel mondo. Chiunque sia.
Altrimenti, è tutto solitudine. E la solitudine, è come non vivere!”

Note
All’inizio dell’episodio Met fa un sogno che praticamente anticipa ciò che vivrà successivamente. Sogna di essere in mezzo ad un prato fiorito a suonare la propria arpa quando improvvisamente sente la sua amica Fure invocare il suo aiuto.

Episodio n.21
Titolo: GORAM!

Sono passate tre settimane da quando l’Alkadia ha lasciato Jura, dirigendosi nuovamente verso la Terra e le Mazoniane non hanno dato alcun segno della loro presenza, nonostante sia passato tutto questo tempo. Non è certo da considerarsi un buon segno.
Inoltre, più il tempo passa, più bisogna stare in allerta.

Così, sul Ponte di Comando, mentre Yuki e Tadashi parlano di questa insolita situazione e Harlock sta seduto immerso nei propri pensieri, Yattaran se ne sta tranquillo, seduto per terra a canticchiare, intento a costruire il suo ennesimo modellino. Già, un modellino, ma non un modellino qualunque. Stavolta si tratta nientemeno che della “Uchuu Senkan Yamato”, che a pensarci bene non poteva non far parte della sua vasta collezione! Il modellino lo si può vedere chiaramente nel momento in cui, per la prima volta dall’inizio dell’episodio, il nostro Ufficiale di Rotta si inserisce nel discorso per dire la sua riguardo all’orbita dei pianeti minori, in cui l’Alkadia si trova a passare proprio in questo momento.
Yattaran fa notare che anche solo il più piccolo di quei pianeti (Icaro), se cadesse su Tokyo, la distruggerebbe completamente. Un modo come un altro per dire che la stessa Alkadia, quindi, si trova a correre un forte pericolo, soprattutto perché i singoli pianetini sembrano stranamente venire tutti contro di lei. Uno di questi scoppia, guarda caso, proprio durante il loro passaggio… ma Harlock ora è al timone, alla guida dell’astronave, ed è abbastanza abile da riuscire a schivare ogni ostacolo, con riflessi pronti per allontanarsi allo scoppio del pianetino, attutendone così l’impatto.
Tutto ciò non può essere stato un caso e difatti, alcune ore dopo, l’Alkadia subisce un secondo attacco da alcuni soldati che si introducono a bordo con l’evidente obiettivo di uccidere tutti i membri dell’equipaggio, compreso Harlock, che nel difendersi è costretto ad ucciderne alcuni. Durante il combattimento la prima cosa che Harlock nota è che questi esseri non bruciano quando vengono colpiti mortalmente. Segno evidente che non si tratta di soldati della Regina Raflesia.
Per fortuna, dopo essere riuscito a disarmarlo, riesce a rivolgere la parola all’ultimo di loro, che alla domanda di Harlock se sia o meno una Mazoniana si toglie il casco e mostra il proprio aspetto… non è una Mazoniana, né tantomeno un umano: è un essere di sesso maschile, ma prima di sapere la sua origine dovremo aspettare ancora un po’, visto che il soldato approfitta del fatto che Harlock ha abbassato la pistola per fuggire. Il motivo per cui Harlock ha abbassato la guardia è molto semplice: ha capito che colui che ha davanti è un combattente corretto, non solo per il fatto che non si tratta di una Mazoniana (con un soldato mazoniano non bisogna mai abbassare la guardia!), ma perché il suo comportamento è stato leale e molto coraggioso, e il suo sguardo è fiero e deciso anche ora che si trova disarmato. Infatti l’unica cosa che si limita a fare è cercare di fuggire, anche se avrebbe potuto attaccare Harlock facilmente. Comunque sia, lealtà e coraggio a parte, sta di fatto che riesce a fuggire lasciando Harlock senza risposte.
La fuga del soldato però è piuttosto breve, perché Tadashi riesce a seguirlo fin dentro alla sua navicella, quella con cui era venuto. In parte ciò è stato una fortuna per il soldato, perché Harlock ritira l’ordine di distruggere la navicella solo perché è venuto a conoscenza del fatto che anche Tadashi vi si trova a bordo. A questo punto il fatto che Tadashi sia lì potrebbe sembrare un intralcio all’eliminazione di un nemico che ha dimostrato di essere tanto pericoloso per l’Alkadia, ma non è così, perché è proprio grazie a Tadashi che il soldato ritornerà sull’Alkadia e Harlock finalmente potrà conoscerlo meglio. All’interno della navicella nemica, infatti, Tadashi non sta certo senza far nulla e cerca in tutti i modi di mettere fuori gioco l’avversario (non senza fatica e non senza riportare anch’egli una ferita). Tadashi praticamente lo colpisce ad una spalla, facendolo svenire e svenendo egli stesso a causa della propria ferita (infertagli ovviamente dal nemico durante il combattimento). Il fatto che entrambi siano svenuti e che in pratica nessuno dei due sia stato effettivamente sconfitto dall’altro sta a mostrare come entrambi siano coraggiosi e coriacei. Di quei tipi che non mollano mai, insomma!
A fatti conclusi la navicella del soldato nemico è senza guida e ormai per l’Alkadia è semplice afferrarla. La scena immediatamente successiva al combattimento tra Tadashi e il soldato (di cui non conosciamo ancora il nome!), li vede infatti nell’infermeria dell’Alkadia dove il Dottor Zero sta curando le loro ferite.

Ecco. Qui finalmente il soldato nemico svela il proprio nome e il proprio pianeta d’origine: lui è Zoru, mentre il pianeta si chiama Tobaga. Zoru, mentre parla, non smentisce l’impressione che se ne era avuta inizialmente e assume infatti un atteggiamento fiero e impettito. Afferma inoltre di non far parte dell’esercito mazoniano, che non ci starebbe mai e che odia quelle assassine.
Tutte queste informazioni non le dà di propria iniziativa, ma sono risposte a domande ben precise di coloro che gli sono intorno (Met, Yuki, il Dottor Zero e Tadashi). Zoru non sembra una persona che parla con facilità.
Avevo accennato al suo atteggiamento fiero, con lo sguardo di colui che non ha paura di guardare in faccia l’avversario. Proprio come Harlock. Tuttavia, quando Harlock entra nell’infermeria, entrambi, dopo essersi guardati per un attimo, rivolgono gli occhi verso il basso. In questo caso non si tratta certo di paura, ma per entrambi è un segno di rispetto: Harlock non vuole mettere a disagio un avversario che si è dimostrato così coraggioso e leale e che in questo momento di trova in un certo senso, prigioniero dei propri nemici (in fondo è pur sempre stato sconfitto). Harlock ha capito che davanti a lui c’è un avversario che merita tutto il suo rispetto. Anche Zoru da parte sua ha capito che Harlock è particolare, e abbassa lo sguardo perché, come si vedrà dopo, non capisce come mai egli non l’abbia ucciso nel momento in cui poteva farlo e anzi lo stia ospitando senza problemi sulla sua astronave. Ha capito che Harlock non è una persona comune, che è anche lui un forte guerriero e soprattutto leale. Zoru prova, in un certo senso, vergogna di fronte ad Harlock e più tardi ne dirà il motivo direttamente a lui.
Harlock per rompere il ghiaccio gli si avvicina, lo guarda sorridendo e lo invita a seguirlo (è la prima volta che Harlock rivolge la parola a Zoru da quando è entrato nell’infermeria). Non senza sorpresa, Zoru accetta questo strano invito, si alza e segue Harlock fin nella sua stanza, dove Harlock stesso gli offre un bicchiere di vino da bere assieme a lui. Zoru però non beve e si limita a guardare Harlock, che intanto ha già finito il suo e sta per prenderne un’altro. Solo ora Zoru parla.

“Perché mi offri da bere? Sono tuo prigioniero ed ho tentato di ucciderti.
Perché mi tratti con tanto riguardo?”.
“E’ un onore accogliere un valoroso soldato. Che sia amico o avversario, non ha importanza per me.”, risponde Harlock.

Zoru quindi, per sdebitarsi con lui, promette che risponderà a qualunque domanda (ovviamente si riferisce al fatto che può fornire informazioni segrete sull’esercito mazoniano), ma Harlock, e c’era da aspettarselo, non gli farà nessuna domanda e gli assicura, anzi, che non è tenuto in alcun modo a rispondere.

“Perché?” gli chiede Zoru stupito.
“Perché l’Alkadia è una nave libera.” risponde Harlock.
“Libera? E’ una bella parola, ‘libertà’.
Libera significa che vi si combatte solamente per i propri ideali?”.
Harlock accenna un si con la testa e dopo un attimo di silenzio Zoru si avvicina a lui, guarda fuori dalla vetrata che si trova nella stanza di Harlock, cominciando a raccontare la propria storia. Fino ad ora non si era mai “sbottonato” così tanto e non aveva mai detto così tante cose di propria volontà.
Zoru racconta, di Tobaga, che era l’immagine della pace. C’era, sì, un esercito, ma non si era mai presentata l’occasione di servirsene fino al giorno in cui furono attaccati di sorpresa dalle Mazoniane, la cui potenza bellica era schiacciante. Per questo furono sconfitti.
Lui, che faceva parte di questo esercito, sapeva bene che tutti erano come lui: pronti a contrattaccare anche a costo della vita, ma data l’enorme inferiorità delle loro forze, la maggior parte della popolazione civile fu presa in ostaggio e i soldati rimasti furono riuniti in un’Unità di Assalto col compito di distruggere l’Alkadia. Gli fu detto che se uno solo di loro si fosse rifiutato o se il piano fosse fallito, gli ostaggi sarebbero stati massacrati.

“Non sono umiliato per essere stato sconfitto,” – dice – “ma lo sono per essere diventato uno strumento nelle loro mani. Ho due figli che non rivedrò mai più ai quali dicevo sempre che non avrei mai agito contro i miei ideali.”, e comincia a lacrimare.
Harlock si alza dal letto su cui si era seduto e guardandolo in faccia gli dice: “Ti prego, accetta di bere assieme a chi combatte per i tuoi stessi ideali di allora!”.
Zoru, infine, accetta di bere assieme a lui e alzando il bicchiere per brindare esclama: “Goram!”
Harlock si chiede cosa significhi.
“E’ l’augurio che si rivolge ad un uomo valoroso. L’Alkadia ha accettato la sfida delle terribili mazoniane pur lottando da sola. Guardandola dall’interno, non dubito più della sua vittoria.”, e finalmente beve il vino che Harlock gli aveva versato nel bicchiere.

Questo breve momento di pace viene interrotto bruscamente da un nuovo allarme per la minaccia di una corazzata mazoniana di dimensioni enormi (lunga 2 km e larga più di 500 metri), ma l’Alkadia ha sicuramente una forza d’urto maggiore e questo Harlock lo sa benissimo, tanto che, con un ghigno consapevole, ordina con determinazione: “Chiudere tutti i compartimenti stagni della nave. Aprire i circuiti automatici dell’ossigeno e attivare le attrezzature di emergenza! Mettere in funzione i circuiti bellici! Issare le insegne!”, ma proprio in questo momento entra Met che avverte Harlock della fuga di Zoru (Met non l’aveva sorvegliato, non sembrava che ce ne fosse bisogno) consegnandogli un piccolo oggetto che lo stesso Zoru ha lasciato prima di andarsene: si tratta di un memorizzatore cosmografico, che contiene immagini della flotta d’assalto mazoniana fotografata clandestinamente da lui stesso.
Harlock realizza che Zoru ha scelto di morire, ma tenta ugualmente di convincerlo a tornare sull’Alkadia, perché è ovvio che Zoru da solo non può farcela a sostenere un combattimento con le Mazoniane.
Zoru risponde dicendo: “Ho trovato dei veri amici, ma ormai è troppo tardi, peccato. Penso ai miei figli in mano nemica, che si vergognano del loro padre. Mi vergogno. Capitan Harlock, se incontrerai i miei figli in qualche luogo nello spazio, ti prego di dir loro che mi ero pentito di essere diventato uno sgherro.”

Sconvolto e dispiaciuto al suono di queste parole, e anche se Zoru non lo può più sentire, Harlock promette: “Glielo diro’. Dirò che il loro padre ha combattuto coraggiosamente, e ha avuto una morte gloriosa in battaglia. Dirò loro l’odioso ricatto patito dai difensori di Tobaga. Addio Zoru!”, e intanto si vede la navicella di Zoru che scoppia, colpita dal fuoco mazoniano.

Episodio n.22
Titolo: IL SEPOLCRO DELLO SPAZIO

Prima che l’episodio cominci e compaia il titolo, c’è una sorta di introduzione: si inizia con il suono dell’ocarina di Mayu e con l’immagine della stessa Mayu seduta sotto un albero a suonare. Il suono poi si interrompe perché Mayu alza gli occhi al cielo per vedere l’Alkadia che viaggia. Forse non sarà realistica come immagine, ma serve comunque a far capire che Harlock e il suo equipaggio si sono avvicinati alla Terra. Più tardi si scoprirà infatti che si trovano vicino a Marte.
Quando l’episodio comincia, l’attenzione si sposta sull’Alkadia, che sta entrando nel satellite Ombra di Morte per analizzare quel memorizzatore cosmografico che aveva lasciato Zoru, quello contenente informazioni segrete sull’esercito mazoniano. Sottoposto il memorizzatore all’analisi del potente computer di Ombra di Morte, Yuki fa in modo di proiettarne il contenuto sullo schermo tridimensionale del laboratorio. Inizialmente viene proiettata l’immagine di una miriade di navicelle che però sono ovviamente solo l’avanguardia della Flotta d’Attacco: si tratta per lo più di navicelle in disarmo e navi postali, dice Harlock. Pian piano (poiché l’immagine è in movimento) si comincia a intravedere, in coda alle navicelle, quella che Met definisce un’enorme massa di luce, ma che Harlock, fatta ingrandire l’immagine sullo schermo, individua come la vera flotta mazoniana, una flotta che non esita a definire la più potente che abbiano mai incontrato. Tutti coloro che sono presenti in questo momento all’interno del laboratorio, e cioè Yuki, Tadashi e Met (gli altri membri dell’equipaggio si stanno prendendo il meritato riposo) rimangono spaventati di fronte alla grandezza di tale flotta, incluso Harlock, che ora ha compreso appieno la pericolosità e la potenza del nemico: “Il nemico è più potente di quanto io mi potessi immaginare. Tadashi questa volta avrà di che smaltire la sua bellicosità. Io ho fiducia nell’Alkadia e nei miei 40 compagni di lotta.”, dice stando in piedi di fronte al Computer dell’Alkadia (…terminata l’analisi, tutti sono rientrati a bordo).
Nel frattempo la Regina Raflesia ha dato ordine ad un suo Ufficiale di lanciare ora il pennant su Marte, proprio ora che Harlock si trova nelle vicinanze, con lo scopo di attirarlo dove vuole lei e poterlo poi cogliere di sorpresa.
Harlock però, non appena sull’Alkadia scatta l’allarme per l’avvistamento di questo pennant e non appena Yuki scopre che la provenienza del pennant è esattamente la stessa di quello che si trova sulla Terra, pensa bene di non avvicinarsi più di tanto a Marte (in realtà ci si avvicinerà, ma per l’esattezza si metterà in allineamento tra Marte e la Terra per scoprire se ci sono delle onde di frequenza tra i due pennant: cosa che si rivela vera e che denota che le Mazoniane stanno seguendo un piano preordinato), bensì di partire alla volta del luogo da cui provengono i due pennant, ossia dalla nebulosa di Andromeda. L’obiettivo di Harlock è attaccare la flotta nemica senza che se lo aspettino. Ciò che in fondo voleva fare la Regina Raflesia lanciando il pennant su Marte!
Harlock è consapevole della pericolosità della missione e teme che la prossima battaglia presso la nebulosa Andromeda possa essere l’ultima per loro, ma a sostenerlo c’è una fede incrollabile nella nobiltà dello loro impresa, che sostiene anche l’intero l’equipaggio.
Quindi l’Alkadia esce dal satellite Ombra di Morte per dirigersi verso la nebulosa. Passano 17 giorni senza che succeda nulla, anche se la Regina Raflesia ne controlla continuamente i movimenti per poter approfittare di ogni possibilità e farli cadere in trappola. L’occasione le si presenta ben presto quando l’Alkadia entra nella zona di attrazione di un pianeta che porta lo stesso nome del satellite artificiale dell’astronave: Ombra di Morte. Il nome di quest’ultimo, infatti, venne dato al satellite dal suo costruttore (lo stesso dell’Alkadia) con l’augurio che tale satellite sarebbe stato ugualmente inattaccabile. Ciò, quindi, ci fa intendere come il pianeta vicino al quale si trova l’Alkadia non sia un pianeta come tutti gli altri, ma, anzi, molto pericoloso. Ombra di Morte è un pianeta antigravitazionale che esercita su ciò che gli sta intorno una forza di attrazione molto forte, e non valgono a nulla i tentativi di contrastare la sua azione. Harlock ordina la massima potenza di propulsione e per utilizzare al meglio tutta l’energia ordina di sospendere tutti i servizi ausiliari e di inserire il terzo generatore di potenza. Viene inserita poi la retromarcia (non si ha il tempo di effettuare manovre, per cui la cosa migliore è rimanere nella posizione in cui ci si trova). Tutti i membri dell’equipaggio, senza esclusione, sono pronti e agiscono con estrema velocità e coordinamento.
Questa prontezza e precisione al momento del bisogno è una caratteristica che contraddistingue questi 40 pirati. L’equipaggio dell’Alkadia non è certo ciò che si può definire un equipaggio ordinato e sempre attento, ma bisogna ammettere che nei momenti di pericolo e di effettivo bisogno divengono efficientissimi e affidabili come non si sarebbe mai detto.
Tornando al discorso lasciato, tutto ciò che viene fatto per contrastare la forza magnetica, portando l’astronave ai limiti della resistenza, non fa altro che rallentare il tempo di avvicinamento, ma nulla più. “Cadremo sulla sua superficie tra 22 minuti e 32 secondi.”, secondo il calcolo di Yuki. Harlock, in questa situazione irrisolvibile, pensa di nuovo al suo amico invocandone quasi l’aiuto, e per un attimo si vede il Computer dell’astronave che si accende, come se avesse potuto percepire i suoi pensieri.
Improvvisamente però il pianeta scompare, e per un attimo sembra che la situazione si sia risolta da sola, ma non è affatto così, semmai è peggiorata. Il pianeta infatti non è scomparso, si tratta dell’effetto conseguente al suo avvicinarsi. Yuki osserva che non c’è gravità, né velocità, né quota. Gli schermi non segnalano nulla. E’ di certo una situazione atipica e l’Alkadia sembra galleggiare nel vuoto, in un luogo silenzioso dove gli unici suoni sono quelli dell’astronave (piuttosto sinistri, visto il contesto!), ma ora Met ed Harlock hanno finalmente capito con quale pianeta hanno a che fare. E’ qui che per la prima volta nell’episodio si pronuncia il suo nome, che è appunto Ombra di Morte, il cosiddetto “Sepolcro dello Spazio”. Una volta catturati dalla sua forza magnetica si rimane bloccati in una condizione di impotenza e non resta che arrendersi e sperare che succeda qualcosa. Sembra quasi che i timori di Harlock stiano diventando realtà.

Le ore passano e ognuno tenta di ingannare il tempo impegnandosi in qualche attività: Met suona, Harlock ascolta il suono dell’arpa di Met bevendo il solito bicchiere di vino, Yattaran costruisce il suo ennesimo modellino… l’unico che mostra segni di nervosismo è naturalmente Tadashi, che si stupisce del motivo per cui nessuno faccia nulla per sbloccare la situazione. Harlock, molto semplicemente e con molta pazienza, gli spiega che il motivo per cui nessuno fa nulla è che non si può fare effettivamente nulla. Sembra assurdo ed è difficile da accettare, ma è così:
“Lo spazio stellato è infinto e meraviglioso, ma a volte è più spietato degli uomini.”.
Ormai sono trascorse 38 ore e l’equipaggio comincia ad essere stanco dell’attesa, ma (e stavolta dovremmo dire per fortuna!) Raflesia vuole approfittare del fatto che l’Alkadia è intrappolata per annientarla definitivamente. La flotta mazoniana parte all’attacco, mancano solo 20 secondi e l’Alkadia verrà raggiunta, quando all’improvviso quest’ultima si muove da sola e riesce a liberarsi. Non si sa come, ma per ora saperlo non è importante. Importante è casomai affrontare il nemico e, sfruttando anche l’elemento sorpresa (di certo la flotta nemica non si aspettava un azione da parte di Harlock), riescono ad avere la meglio.

Note
-Il dubbio che rimane alla fine del combattimento è come mai l’Alkadia si sia mossa da sola e come abbia fatto a liberarsi da una prigionia che era stata prospettata come eterna.
Harlock: “Per nostra fortuna ha voluto aiutarci anche questa volta.”
Yuki: “Chi?”
Harlock. “Lo sai bene. Qualcuno che ha modificato la struttura nucleare di Ombra di Morte per neutralizzarne l’energia. Grazie!”

Episodio n.23
Titolo: YATTARAN: MODELLISTA POETA

Questa serie, grazie alla sua lunghezza (42 episodi), ha tra le sue caratteristiche il fatto di poter lasciare ampio spazio (episodi interi o a volte due) ai singoli personaggi che fanno parte dell’equipaggio dell’Alkadia e non, anche se l’impressione è che la figura di Harlock sovrasti sempre e cmq in ogni istante. Harlock è sì sempre presente, ma non fino al punto di lasciare totalmente in ombra gli altri.
Questo è il quarto episodio dedicato ad uno dei membri dell’equipaggio dell’Alkadia (se escludiamo Tadashi ai primi episodi e Zoru, che non fa parte dell’equipaggio). Il protagonista lo svela il titolo stesso ed e’ Yattaran, l’Ufficiale di Rotta, l’appassionato di modellismo.

Yattaran è sdraiato sul pavimento della sua stanza, tra i suoi modellini, e sta sognando un fatto che si sottintende essergli accaduto da giovane. In questo sogno si vede il giardino di una scuola e uno Yattaran in età adolescenziale e in divisa scolastica che sta di fronte ad una ragazza, anche lei studentessa, seduta su una panchina. Il paesaggio è autunnale e per questo anche molto malinconico. Yattaran nel sogno tiene il modellino di una nave nascosto dietro la schiena e sembra intimidito di fronte alla ragazza. Sembra volersi avvicinare ma non trova il coraggio; è evidente che Yattaran ha un debole per la ragazza! Il sogno termina così e si presuppone che anche Yattaran si sia svegliato, visto anche che viene lanciato da Yuki un allarme per l’avvicinamento di una formazione nemica.
Tutti, come loro solito, sono pronti all’attacco ed escono con i caccia pronti a fronteggiare il nemico, tranne Yattaran, che non se ne proccupa minimamente e anzi se ne sta tranquillo a completare la sua nave. E così continuerebbe se non fosse che Yuki l’avesse chiamato intimandogli che era un ordine del comandante. “E va bene! Pazienza! Che rompiscatole!” dice deponendo la scatola con il modellino in un fazzoletto che si annoda attorno alla schiena. Non vuole proprio saperne di allontanarsene!

Il combattimento contro le Mazoniane è piuttosto cruento e lo schieramento nemico sembra imbattibile, anche perché nel momento in cui si riesce a distruggere una formazione, subito ne arriva un’altra. Harlock è preoccupato, ma riesce a trovare abbastanza velocemente il punto debole della formazione nemica. Questa infatti ha una particolare forma a “Z” e l’intuito di Harlock lo porta a pensare che una formazione così ben funzionante e organizzata può essere sconfitta soltanto mettendo appunto in discussione il suo ordine! In questo caso la cosa migliore è colpire la navicella che funge da anello di congiunzione tra due file (praticamente quella che forma angolo), in modo tale da ottenere una veloce dispersione di almeno una fila con il conseguente indebolimento di tutta la formazione.
Dato l’ordine, ciò che era previsto non tarda a verificarsi e le navicelle mazoniane si disperdono diventando automaticamente più vulnerabili, a tal punto che viene ordinata loro la ritirata. Alcune navicelle però sono rimaste (sono ovviamente quelle colpite) e Harlock ordina subito a Yattaran di andare a recuperare le eventuali sopravvissute che sono al loro interno.
La risposta di Yattaran, che intanto ha ripreso ad armeggiare con il suo modellino è quasi scontata: “Ho sentito! Ho sentito! Con questa gente non c’è mai un minuto di pace! Ci vuole una gran pazienza!”.
Yattaran ha sempre di che lamentarsi quando interrompono il suo lavoro, ma non si tira mai indietro quand’è necessario il suo intervento!

Dunque, dicevamo che Harlock aveva dato l’ordine di prendere le Mazoniane sopravvissute. Yattaran obbedisce e dopo aver abbordato una navicella in avaria entra al suo interno per catturarne la pilota, che all’apparenza sembra svenuta sulla consolle, ma che in realtà sta aspettando che Yattaran venga avanti per azionare un congegno che lo immobilizzi emanando delle speciali onde (ricordiamoci che si tratta sempre di una Mazoniana, la cui scorrettezza dovrebbe essere ormai nota!). Dopodiché parte alla volta dell’astronave madre, quella da cui è partita, per consegnare il suo bottino di guerra. Questa Mazoniana non è consapevole dell’importanza del ruolo che quell’ostaggio ha sull’Alkadia e non si rende ancora conto delle importanti informazioni che tale ostaggio sarebbe in grado di fornire loro, se volesse.

Non appena sull’Alkadia vengono a conoscenza del rapimentto, la partenza all’inseguimento della navicella e’ immediata, ma è comunque troppo tardi e per ritrovare il loro amico si vedono costretti a perlustrare tutta la zona attorno a Saturno, dove si stava dirigendo la navicella con dentro Yattaran.
Mentre vengono effettuate le ricerche, noi abbiamo la possibilità di conoscere meglio Yattaran e il suo passato per bocca del Dottor Zero, che a quanto pare lo conosce da quando andavano alle elementari e, visto che è questo l’episodio dedicato a Yattaran, allora vale la pena approfittare per conoscerlo meglio e quindi ascoltare direttamente le parole del Dottor Zero, che è l’unico che lo conosce da così tanto tempo. La prima cosa che dice di lui, la dice al gatto di bordo, che in quanto animale avverte il pericolo che sta correndo Yattaran: “Riuscirà a cavarsela, vedrai, perché è un uomo in gamba, nonostante le apparenze.” e continuando: “Era un genio. Sapeva risolvere equazioni differenziali e integrali da far restare a bocca aperta. Era tanto geniale che i suoi compagni non avevano il coraggio di avvicinarlo, o forse era lui a non avvicinarli, pensando che non fossero abbastanza intelligenti da perderci del tempo. Rimaneva quasi sempre in casa, completamente assorbito a costruire modellini d’ogni tipo, senza curarsi di nessuno. Crescendo il suo genio si manifestava sempre di più e sempre di più lasciava tutti a bocca aperta. Poi improvvisamente fuggì di casa. Era l’inizio del suo secondo anno di scuole superiori.”
Durante il racconto del Dottor Zero sullo schermo passano immagini delle varie fasi della vita di Yattaran, ma l’ultima è quella che rimane sicuramente più impressa: è quella del modellino di una nave, spezzato, a terra, come se fosse abbandonato. La cosa strana è che sia rotto e apparentemente abbandonato (vale a dire senza Yattaran vicino), ed è strano perché conosciamo bene il suo attaccamento a queste riproduzioni in miniatura.
Ma vabbè, il racconto continua. Beh, si fa per dire, perché il Dottore non conosce il motivo di quella sua fuga improvvisa, né ne ha avuto più sue notizie fino al giorno in cui anche Yattaran è entrato a far parte dell’equipaggio.
La prima volta che salì a bordo (stavolta a raccontare è Met) fu quando l’Alkadia aveva dei guasti da riparare e lui, data una letta veloce agli schemi dell’astronave, riuscì con facilità a riparare il guasto. “Non c’è nessuno che conosca la struttura meccanica dell’Alkadia con tanta precisione quanto lui.” aggiunge Harlock accennando un sorriso.
Ora sappiamo perché Yattaran è un’illustre ostaggio nelle mani delle Mazoniane.

La Mazoniana che ha rapito Yattaran (il suo nome è Elsa) ha intanto ricevuto dal suo superiore (che ovviamente sa con che tipo di prigioniero hanno a che fare) l’ordine di ottenere dall’ostaggio tutte le informazioni possibili sull’astronave di Harlock, e il tutto entro poco tempo, perché ben presto l’Alkadia troverà la loro astronave. Elsa non smentisce la propria natura mazoniana e le basta guardare un’attimo Yattaran nella sua stanza per capire qual’è il suo punto debole e sfruttarlo a proprio vantaggio senza pietà e senza farsi problemi di coscienza. Bisogna però dire che l’idea di Elsa è geniale: ella propone a Yattaran di fare una gara (lui e lei) su chi costruisce il modellino più bello e più fedele della propria astronave. Praticamente per Yattaran è un invito a nozze! Non se lo fa ripetere due volte e addirittura comincia a lavorare sul suo modellino quando Elsa è ancora dentro la stanza!
Yattaran per la verità aveva già costruito l’Alkadia (era quel modellino che aveva sempre portato con sé), ma era incompleto e non poteva nemmeno sperare di riuscire a completarlo perché lì sull’astronave nemica gli mancavano tutti gli attrezzi per le rifiniture. A dargli questi attrezzi è stata Elsa stessa, il cui obiettivo era quello di impossessarsi della riproduzione perfetta dell’Alkadia e consegnarla per tempo al proprio Comandante.
In pratica Yattaran rimane sveglio tutta la notte per completare il lavoro e si addormenta solo quand’è finito; peraltro si addormenta così come si trova: seduto a terra, appoggiato al letto e tenendo l’Alkadia tra le mani… e sogna di nuovo, lo stesso sogno di prima, di cui stavolta, però, riusciamo a vedere il seguito. Nel pezzo precedente eravamo rimasti al punto in cui Yattaran titubava di fronte alla ragazza; ora vediamo che comincia a farsi avanti mostrandole il modellino e offrendoglielo gentilmente come regalo. In pratica quella di Yattaran è una dichiarazione, forse poco ortodossa, ma sicuramente molto sincera e apprezzabile, considerata l’importanza che ha per lui quell’oggetto. Insomma, non si può non apprezzare un regalo del genere, dato poi in modo così gentile e delicato. Il sogno continua con l’arrivo di un ragazzo dall’aria arrogante, che scansa con una mano la nave che Yattaran stava porgendo alla ragazza (allontanando così lo stesso Yattaran) e dandole in modo rozzo un mazzo di fiori incartato alla buona con un foglio di carta bianco, senza dire nemmeno una parola e con un sorriso che di dolce non ha nulla, ma che di strafottenza certo ne ha.
E’ arrivato a questo punto del sogno, che Yattaran si sveglia all’improvviso, ansimante e preoccupato, ma basta la vista della piccola Alkadia che ha tra le mani a ridargli il sorriso. Proprio in questo momento entra la Mazoniana e Yattaran, tutto felice, le fa vedere il modellino per cui ha faticato così tanto rubando ore al sonno, certo di vincere la gara, e le chiede dove sia il modellino dell’astronave mazoniana che doveva fare lei. Qui lei si scopre definitivamente e stufa di chiacchierare, nonché desiderosa di impossessarsi della perfetta riproduzione dell’Alkadia, minaccia Yattaran con la pistola, ma non riesce a concludere nulla perché tanto, ormai, l’Alkadia (quella vera!) è arrivata e sta iniziando la battaglia, per cui corre via improvvisamente lasciandosi fuggire questa frase che Yattaran riesce a sentire: “Non ho fatto in termpo ad averlo prima che arrivassero!”.
“Ma allora?”, dice Yattaran… e capisce tutto.

Gli uomini dell’Alkadia si sono introdotti facilmente a bordo aprendosi un varco con la lama d’abbordaggio che sta sulla prua dell’astronave e hanno cominciato a far fuori tutte le Mazoniane, mentre Tadashi cerca Yattaran.
Quando finalmente lo trova (divertente l’espressione di Yattaran nel vederlo:”Ah! Questa è una delle poche volte in cui non mi disturbi! Bravo!”) e stanno fuggendo via per i corridoi, spunta di nuovo fuori Elsa, che decisa e risoluta ferisce Tadashi mettendolo fuori combattimento e sta per uccidere Yattaran. Yattaran prende la pistola di Tadashi ma non ha il coraggio di uccidere la Mazoniana, nonostante questa si sia comportata scorrettamente nei suoi confronti. E’ troppo buono e non ce la fa ad uccidere una che per lui, pur essendo una Mazoniana spietata, è pur sempre una giovane ragazza. Lei però non si fa troppi problemi e sta per uccidere lui quando da dietro arriva un
colpo che la uccide; è quello di Met, che intanto è arrivata e si trova alle spalle di Elsa, insieme con Harlock.

Il corpo della Mazoniana comincia a bruciare lentamente, mentre Yattaran la guarda: “Ora capisco perché insistevi tanto per avere il mio modellino. Sono proprio uno stupido, ecco!”. Depone su di lei la piccola Alkadia, lasciando che brucino assieme: “Me ne accorgo sempre troppo tardi quando mi si vuole ingannare. Povera ragazza. Che te ne fai adesso del mio modelino, eh? Che te ne fai?”.

Ora è il momento giusto per venire a conoscenza della conclusione del sogno di Yattaran (o, se vogliamo, del flashback su di un episodio importante della vita di Yattaran). La nave che Yattaran voleva donare alla ragazza cade a terra spezzandosi. E’ lui stesso che l’ha lasciata cadere vedendo come la ragazza, quella a cui lui stava per regalare la sua piccola nave, abbia invece preferito un anonimo e banale mazzo di fiori e se ne stia andando via, mano nella mano, con l’altro ragazzo.

Tutti, nel mentre, sono rientrati a bordo per dare il via alla distruzione definitiva dell’astronave mazoniana, che chiude simbolicamente (ma anche materialmente!) questa avventura. Così l’atmosfera torna quella di prima, sulla nava pirata, e Yattaran può tornare felicemente al suo passatempo preferito (nonostante sia a letto con una gamba ingessata!).

Note
-Una cosa carina da notare è la somiglianza del Comandante dell’astronave mazoniana ad Esmeralda! Capelli lunghi e rossi fermati sulla fronte con una forcina (proprio nel punto in cui la porta anche Esmeralda). Il fermaglietto di Esmeralda rappresenta un teschio con le ossa incrociate, mentre quello della Mazoniana rappresenta il simbolo del proprio popolo, ossia un piccolo stemma a forma di “V” arrotondata (ricorda vagamente quello di Star Trek!).

-Al termine dell’episodio il narratore sposta l’attenzione su Tadashi e torna a parlare della sua crescita interiore e del suo rapporto con l’equipaggio. Ricordiamo che gli inizi, per Tadashi, non erano stati semplici, per via anche del suo carattere ancora immaturo. La scena su cui il narratore fa il suo commento è quella che si svolge nell’infermeria, dove tutti i pirati sono in fila per farsi curare le ferite dell’ultimo combattimento e Tadashi guarda i compagni che sono intorno a lui:
“Harlock e il suo equipaggio, sono proprio ottimi compagni” pensa Tadashi “e dire che in principio mi avevano fatto tanta cattiva impressione!”. Ora Tadashi si sente finalmente uno di loro, la sua determinazione di lottare contro le terribili mazoniane, è più consapevole, più seria. L’ideale di Capitan Harlock comincia ad apparirgli meno lontano, meno confuso, ma dovrà superare ancora molte prove, anche crudeli, prima di dimenticare completamente il piccolo Tadashi, iroso e vendicativo.”

Episodio n.24
Titolo: STELLA CADENTE

“Se c’è una cosa triste e nello stesso tempo di così breve durata, questa è la cometa. Essa
consuma la sua rapida vita bruciando, e quindi dissolvendosi rapidamente.”
E’ una frase contenuta nell’episodio “La libreria della cometa” (n.6 della serie TV “Galaxy Express 999”). Non compare nella serie “Capitan Harlock”, ma risulta perfetta anche per questo episodio.

“Stella cadente” è il nome di una navicella che viene intercettata e catturata dall’Alkadia e da cui scendono due ragazzi (un uomo e una donna): Zolba e Rucia. Harlock li interroga e dalla frase che lui usa per presentarsi (“Sono Zolba di Zoru”) scopre che lui non è altro che uno dei due figli a cui aveva accennato Zoru (vedi episodio n.21). Lei inverce si chiama Rucia, è una Mazoniana e faceva parte del Reparto ospedaliero dell’esercito.

Effettivamente fino ad ora non si era mai parlato della composizione dell’esercito mazoniano. Avevamo avuto modo di conoscere solo la sezione bellica, e solo nell’episodio n. 21 si era accennato alla sottomissione di un intero popolo obbligato a combattere per la Regina Raflesia. Si parla sempre dell’enorme estensione dell’esercito, ma non si accenna mai chiaramente alla sua composizione.
“La flotta mazoniana al completo è tanto estesa che sembra la via lattea. La coda della flotta arriva ai confini dello spazio. Questo sterminato schieramento di ordigni di morte guidato dalla Regina Raflesia si avvicina all’Alkadia sempre più.”, sono le parole del narratore all’inizio dell’episodio, che verranno poi approfondite poco più avanti: “La gigantesca flotta mazoniana non comprende soltanto navi da guerra, ma anche navi da trasporto civili, navi ospedale, navi da carico e navi per gli schiavi, e ciò la fa apparire simile ad un’immensa favolosa carovana.”. Tra
queste ci sono le astronavi che trasportano i deportati di Tobaga (il pianeta di Zoru). La cosa ci interessa perché una squadra di ricognizione mazoniana è impegnata proprio nella ricerca di un fuggitivo di Tobaga, un ragazzo fuggito assieme alla donna che ama. I loro nomi sono Zolba e Rucia.

Quindi i due ragazzi ora si trovano nell’Alkadia e vengono interrogati. Solo dopo essersi accertato delle loro buone intenzioni Harlock decide di mettere loro a disposizione gli strumenti dell’Alkadia per riparare “Stella cadente”.
Harlock parla con Zolba e, come promesso a Zoru prima della sua morte, gli parla del coraggio di suo padre, di come la sottomissione del suo popolo non avesse comportato la sua sottomissione, e di come abbia preferito morire con fierezza combattendo contro le Mazoniane, riscattando se stesso dall’iniziale obbedienza al nemico.
Zolba non sembra stupito di questo; egli conosceva bene il padre e nonostante molti pensassero di lui che fosse un traditore, Zolba sa bene che ciò non è vero e che se così si era comportato inizialmente, era solo per via della minaccia di Mazone di massacrare tutta la gente di Tobaga.
Harlock chiede a Zolba maggiori informazioni su Rucia, che è pur sempre una Mazoniana, ma Zolba lo tranquillizza raccontandogli di come anzi sia stata ella stessa a salvarlo un’altra volta che aveva tentato di fuggire e di come l’idea di fuggire nuovamente per conquistare la libertà sia stata sua. Harlock sa che si può fidare delle parole di Zolba e della buona fede di Rucia. Lo dimostrerà poi il loro estremo sacrificio per salvare l’Alkadia.

Le Mazoniane infatti non hanno alcuna intenzione di lasciare impuniti i due fuggitivi ed essendo venute a conoscenza del fatto che Harlock gli ha fornito ospitalità, gli intimano di consegnargli immediatamente i due ragazzi.
Zolba e Rucia, vedendo che Harlock non ha nessunissima intenzione di darli in pasto alle Mazoniane, decidono loro stessi, di comune accordo, di abbandonare l’Alkadia per attirare il fuoco nemico su di loro distogliendolo dall’Alkadia, ormai circondata dalle navi nemiche. Zolba si rivolge così a Rucia: “Se in questo momento io avessi deciso di andar fuori a combattere nell’estremo e disperato tentativo di salvare questa nave e il suo equipaggio, tu, che cosa mi diresti Rucia? Che Cosa mi diresti’?”, “Vengo con te!”. E’ questa la conferma delle loro buone intenzioni e della buona fede della Mazoniana.
Harlock non sa nulla della loro scelta e quando viene dato l’allarme per l’uscita di “Stella cadente” dall’astronave, rimane sorpreso e spaventato. Il nemico, come previsto, scioglie l’accerchiamento per seguire i due ragazzi, che nel momento in cui vengono colpiti si guardano, e sorridono. La loro navicella, colpita e distrutta dalle Mazoniane,
compare sullo schermo dell’Alkadia e il suo aspetto ricorda proprio quello di una stella cadente.
Harlock, triste, chiudendo gli occhi, da loro l’ultimo saluto.

Note
-In questo episodio si viene a sapere che l’altro figlio a cui aveva accennato Zoru (aveva detto che erano due) è morto anch’egli in un tentativo di rivolta contro il nemico. Anche la moglie, di Zoru, non è da meno, e quando viene imprigionata e torturata dalle Mazoniane nel tentativo di impressionare Zolba per farlo tornare indietro, ella non demorde e nonostante la sofferenza conserva il proprio orgoglio e prega il figlio di non cedere al ricatto, così come non avevanon ceduto il padre e il fratello.

Episodio n.25
TITOLO: La figlia del Dottor Zero

E’ la volta del Dottor Zero. Stavolta vuole anche lui combattere contro le Mazoniane e lascia a Masu-san il compito di occuparsi dell’infermeria e di Mew, la gattina che per lui è come una figlia.
Lasciandola nelle mani di Masu-san, il dottore ricorda di quando la gattina entrò nella sua vita. Il tutto si svolse in un giorno di pioggia, nel vecchio e abbandonato ospedale in cui il dottore esercitava la sua professione. Congedata l’ultima paziente, rimandando il pagamento della parcella in un momento successivo, egli si stava accingendo a mangiare il suo pesce… che gli era appena stato rubato da una gatta! Per niente arrabbiato, e anzi dispiaciuto nel vedere la zampa ferita della gatta, il Dottore aveva tentato di medicarla, ma la gatta scappò via a dar da mangiare al suo cucciolo. Così, mentre il Dottore stava riposando dopo il pasto, la gatta compì un gesto di grande fiducia nei suoi confronti, smentendo la sua inziale, ma solo apparente, diffidenza. Essa, sapendo di dover morire, consegnò il proprio cucciolo a quell’uomo che si era mostrato così buono nei suoi confronti; il suo istinto le aveva fatto capire che il cucciolo sarebbe stato in buone mani.
E così cominciò l’amicizia tra il Dottor Zero e la sua gattina, che in seguito si sarebbero affezionati l’uno all’altro (“Diventammo compagni inseparabili e quando eravamo in bolletta lei procurava da mangiare!”).

Tornando al presente, in realtà l’entrata in scena del Dottore merita una certa attenzione. Egli entra sul Ponte di Comando indossando l’armatura tramandatagli dai suoi antenati (ovviamente giapponesi), e da loro indossata nei momenti decisivi della loro vita, durante le battaglie. Questa armatura oltre che provocare la sorpresa dei presenti, invoglia le ingenue prese in giro di Yattaran (“Siete più buffo del solito, ah ah!”) e della cuoca Masu-san, a cui l’armatura sembra nient’altro che una maschera. Dice che addosso a qualcun’altro starebbe sicuramente meglio! Il Dottore non se ne cura, le sue intenzioni sono serie e sa bene che potrebbe non tornare da questa battaglia. Per questo affida Mew a Masu-san. Quest’ultima, poi, in fondo gli vuole bene, e infatti durante la battaglia pregherà per lui affinché torni sano e salvo.

Intanto l’esercito mazoniano sta uscendo pian piano allo scoperto abbandonando la nebulosa di Andromeda, ma la nave ammiraglia, quella della Regina, è ancora lontana. L’attacco, per ora, è affidato alle avanguardie, guidate dal Comandante Catandra. Harlock, ben sapendo che la superiorità numerica delle Mazoniane è schiacciante, decide di procedere passo passo senza scoprirsi troppo e a tale scopo approfitta delle tempeste magnetiche (ben tre) che stanno attraversando la zona; ordina di attraversarle a velocità elevata per avvicinarsi il più possibile alla prima linea nemica senza che questa possa individuarlo per poi attaccare di sorpresa al momento apportuno.
Yattaran, senza peli sulla lingua (altrimenti non sarebbe lui!) esprime i suoi dubbi al Capitano: “Non so se riusciremo a superare la tempesta andando sempre a questa velocità.”, ma Harlock dà una risposta piuttosto eloquente, che denota il suo carattere: “E’ una scommessa, Yattaran, e possiamo vincerla soltanto giocando il tutto per tutto!”.
Insomma, l’attacco ha inizio e la battaglia sembra volgere per il meglio; il Dottor Zero realizza il suo desiderio di combattere e grazie a Mew, che è riuscita a sgattaiolare via e a salire sul caccia del suo padrone, riuscirà ad evitare un agguato mazoniano. Praticamente Mew “funziona” meglio di un radar!
Harlock, con precisione e determinazione, dà ordine di correggere l’angolo di tiro per colpire la nave ammiraglia della prima linea, quella del Comandante Catandra, che a quanto pare sta fuggendo via, ma proprio in questo momento Tadashi dal suo caccia nota che all’interno di quell’astronave ci sono dei civili. Cerca di avvertire il Capitano, ma nulla da fare, è troppo tardi, ed Harlock ormai ha già mandato l’ordine. Solo dopo verrà a sapere ciò
che è successo.
Il narratore: “L’azione di Raflesia non era un semplice attacco militare, anche se in grande stile, ma una colossale migrazione in massa del suo popolo e dei popoli asserviti. Nonostante la sua forza d’animo, Harlock ne e’ sconvolto.”

Episodio n.26
Titolo:LUNGO VIAGGIO VERSO LA PATRIA

Qualcosa di strano sta succedendo nell’esercito mazoniano. Un’astronave della flotta ha appena distrutto una navicella, anch’essa mazoniana. Dall’Alkadia assistono alla scena, rimanendo piuttosto interdetti. L’accaduto, per lo spettatore, si spiega immediatamente attraverso una riunione che Cleo, il braccio destro della Regina Raflesia, ha convocato e a cui partecipano tutti i Comandanti della flotta. Cleo è il Comandante dell’intera Guardia Imperiale, che circonda l’astronave madre. Cleo, appunto, convoca la riunione con il preciso scopo di interrogare il Comandante della terza squadra, Catandra, sul motivo per cui ha distrutto un’astronave di civili. Così, ora, sappiamo chi erano i protagonisti di quell’inseguimento visto anche dall’Alkadia.

La risposta di Catandra esprime in poche parole la filosofia di fondo di tutta la loro organizzazione: era colpa di quella nave mercantile se la terza squadra era stata battuta; per via del loro arbitrario tentativo di battere in ritirata, hanno creato disordine in tutta la squadra. Per di più, continua, stavano tentando anche di fuggire. Questo era il motivo che l’aveva portata a decidere per la loro distruzione. La sua proposta, ora, è di allontanare le navi mercantili tenendole lontano da quelle militari, ma non si limita solo a proporre uno schema tattico. Ella rivela che anche Tessius, il Comandante dei civili e fedele e stretta collaboratrice della Regina, ha in progetto di fuggire.
Contemporaneamente, Tessius è in riunione con i comandanti delle astronavi civili, che si stanno lamentando del fatto che la Regina non aveva detto loro che avrebbero lottato contro un nemico così pericoloso (Harlock). Ciò che accade qui in questa sede, ricalca a grandi linee ciò che era accaduto nella riunione indetta da Cleo. Infatti anche qui si fa una proposta e contemporaneamente si rivela un tradimento: la proposta è di mandare i civili a vivere sul pianeta Beta, lì vicino, anziché sulla Terra, e la rivelazione riguarda la possibilità che le astronavi militari usino quelle civili come avanguardia. Insomma, pare che ci sia una pericolosa atmosfera di sfiducia in quello che sembrava essere un esercito compatto e senza punti deboli.

Mentre gli alti ufficiali dell’esercito mazoniano discutono e cercano di trovare rimedio alle discordanze, di contro, quasi ad evidenziare il contrasto e le diversità tra i due avversari, l’atmosfera sull’Alkadia è pervasa da una grande serenità: c’è chi dipinge, chi suona, chi riposa, chi beve, chi lavora alla propria postazione. L’unico pensiero che li impegna è che si sta in qualche modo cercando di interpretare e capire il nemico. Ora si sono resi conto che Mazone non è solo esercito, bensì un’intera popolazione. Una grande migrazione verso la Terra, che alla luce delle parole del pennant, ora si rivela essere stata l’antica patria di quel popolo che veniva da lontano e che si credeva così estraneo. Yuki intanto ha localizzato la posizione del nemico, verso cui Harlock ordina di partire. Si trova nella galassia “N”. La ribellione dei civili intanto continua e Catandra distrugge un’altra astronave in fuga. Di nuovo una convocazione: Cleo, Tessius e Catandra discutono animatamente e Tessius, ovviamente, disapprova con forza il comportamento di Catandra, che invece afferma che il loro ordine è proprio quello di uccidere senza esitazione tutti i traditori. La Regina, con cui si mettono in collegamento le tre Ufficiali, con stupore e delusione di Tessius, conferma: “La mia volonta è di arrivare sulla Terra a qualunque costo, L’ho deciso quando il nostro pianeta fu distrutto. Tu” -riferendosi a Tessius- “eri l’unica persona che condividesse pienamente la mia volontà di rientrare in possesso della terra dei nostri avi.”. Tessius supplica la Regina di non ostinarsi in questa impresa che rischia di dimezzare l’intera flotta, ma nulla da fare: “Il destino vuole che noi si torni a vivere nella nostra antica patria. Per non tradire la mia missione ho accettato di diventare la regina più crudele dell’universo, e di sopportarne il peso odioso e l’atroce pena.”. Il collegamento si interrompe e le tre Ufficiali devono tornare al comando delle rispettive astronavi perché l’Alkadia è tornata all’attacco. Catandra stavolta giura che ucciderà Harlock, colui per colpa del quale sono sorte quelle incomprensioni tra civili e militari. L’Alkadia chiama il satellite Ombra di Morte nella zona, per potervisi nascondere dietro e colpire di sorpresa il nemico, Catandra, distruggendone totalmente l’astronave per mezzo del rostro di prua. Tessius ha approfittato del momento per sbarcare, con i civili della sua astronave, sul pianeta Beta e la Regina, certo dispiaciuta per quell’abbandono che proprio non si aspettava, non esita però a ordinare a Cleo di partire all’inseguimento di Tessius.

Sull’Alkadia tutto è tornato tranquillo, ma l’immagine di Raflesia compare ad Harlock. Raflesia: “Sei sempre ugualmente inaccessibile, Capitan Harlock?” Harlock: “Non vedo l’utilità di parlare con un fantasma.”, dice tranquillamente Harlock versandosi del vino nel bicchiere. Raflesia ride e Met le chiede perché stia ridendo in quel modo. Raflesia: “Quando l’Alkadia era stata imprigionata nel pianeta Ombra di Morte, il noto sepolcro dello spazio…” Harlock: “…sei stata tu a farmi uscire vivo.” -continua Harlock interrompendola- “Lo avevo pensato infatti.” Met le chiede il motivo. Raflesia: “Perché soltanto l’esistenza di un nemico possente mi avrebbe consentito di rafforzare l’organizzazione del mio popolo. Tu non sai a che cosa possa giungere la forza del mio orgoglio, ma vedrai presto i frutti dello stupido orgoglio di Harlock.” Harlock: “Stai parlando di orgoglio e non sai nemmeno quale sia il vero significato di questa parola!” Raflesia: “Harlock! Tienti lontano dalla mia strada. La Terra appartiene al mio popolo. Stiamo ritornando nella nostra patira, non hai il diritto di fermarci!” Harlock: “Non ne ho il diritto?!” Raflesia: “Che cosa credi? Ti illudi di potercelo impedire con la forza, usando i tuoi sistemi da pirata?” Harlock: “Io sono un pirata, ma non come intendi tu.” -(e pensa a Mayu che suona l’ocarina)- “Io non uso la forza per offendere, ma per difendere! Per quanto malvagi siano gli uomini sula Terra, io li proteggerò, anche a rischio della mia vita.”

-Note-

Questo episodio ha la durata di 17 minuti. Troppo poco, visto che la durata in genere è tra i 22 e i 25 minuti. Difatti, osservando l’episodio con attenzione, ci si accorge che manca indiscutibilmente un pezzo: esattamente quello in cui Cleo, dietro ordine della Regina, insegue Tessius e i suoi civili sul pianeta Beta, e li uccide. Tutto ciò non si vede, ma lo si può intuire. Inoltre, il riassunto dell’episodio 26, che si fa all’inizio dell’episodio 27, comprende immagini che effettivamente non si sono viste e tra queste, anche quelle che riguardano il momento in cui l’astronave di Cleo raggiunge i fuggitivi, con conseguente loro eliminazione. In pratica sono stati tagliati almeno 5 minuti.

Episodio n.27
Titolo: LA DECISIONE DELL’ALKADIA

E’ da tre giorni che i 41 uomini dell’Alkadia stanno combattendo ininterrottamente. Alcuni si sono ammalati e quelli che lavorano sono esausti. Lo stesso Yattaran, per la stanchezza sbaglia la mira di un bersaglio e sviene. Harlock si rende conto della gravità della situazione anche grazie al Dottor Zero che gli mostra la situazione sull’astronave.
Per questo motivo decide allora che è il caso di fare dei turni di 12 ore. La loro forza si dimezzerà, come fa notare anche Tadashi, ma il piano che Harlock ha in mente è di dimezzare anche la potenza della flotta di Mazone, puntando sulle astronavi civili.

Cleo informa la Regina delle mosse di Harlock e poiché quest’ultima sa bene che fare fuoco dalla posizione in cui si trovano significherebbe coinvolgere anche i civili, ordina un immediato loro allontanamento dalla flotta militare, dopodiché potranno attaccare l’Alkadia. Harlock decide comunque di seguire le astronavi civili, e all’osservazione di Tadashi sul fatto che sarebbe una vigliaccheria attaccarli, Harlock spiega che la Regina non attaccherebbe mai i propri civili. Fa capire che non ha la minima intenzione di attaccarle, ma solo prendere tempo per permettere all’equipaggiodi riprendersi. Intanto Cleo e la Regina si interrogano sul motivo per cui Harlock difende strenuamente un pianeta che lo ha bandito. Devono sapere il perché, e forse a partire da questa informazione riusciranno a conoscere meglio questo infaticabile e pericoloso nemico. Non si può dire che perdano tempo. Sulla Terra, il Consigliere Kirita rimane vittima di un agguato degli emissari mandati dalla Regina, e cosi’ anche lui ora può rendersi conto di quanto sia vera e concreta la minaccia di cui aveva parlato Harlock. Ora può credergli e corre subito dal Primo Ministro per comunicargli la notizia. Inutile dire che il Primo Ministro (specchio dell’umanità del tempo) considera piu’ importante la corsa dei cavalli a cui sta assistendo. Così, Kirita, capisce che sarà solo a combattere cotro quel nemico. Peraltro, cosa importante, l’agguato tesogli dalle mazoniane aveva uno scopo ben preciso: quello di raccogliere informazioni su Harlock per scoprire il suo punto debole. Nonostante Kirita si rifiuti di consegnarli un nastro contenente notizie importanti su Mayu, esse se ne impossessano con la forza e subito metteranno Raflesia a conoscenza dell’esistenza di una certa Mayu, figlia del costruttore dell’Alkadia e per cui Harlock prova un affetto quasi paterno. Ecco la ragione per cui Harlock rischia la vita per difendere la Terra. Cleo suggerisce di prenderla in ostaggio per tenere la flotta dei civili al sicuro, ma Raflesia non è d’accordo: “E’ ancora una bambina, non possiamo servirci di un’innocente per la nostra guerra.”, e Cleo: “Regina…!”, “Ho detto di no!!
Non mi presto a simili espedienti! Non darei mai a quel bandito di Harlock l’occasione di disprezzarmi!! “, ma nel momento in cui il terzo battaglione dell’avanguardia si rivolta e attacca l’Alkadia (eliminando anche l’astronave di civili che ostacolava l’attacco), e dietro la minaccia di un gesto simile anche da parte degli altri Reparti, Raflesia, sconvolta, triste, accorda il suo permesso. In quattro e quattr’otto rapiscono Mayu e a nulla valgono i tentativi di Kirita di nasconderla e difenderla: il raggio paralizzante delle Mazoniane lo immobilizza. L’unica cosa che può fare, terminato l’effetto del raggio, è avvertire immediatamente Harlock. Harlock è incredulo e all’apparizione dell’immagine di Raflesia sul Ponte di Comando, che gli dice che Mayu verrà custodita su un pianeta della Nebulosa di Ulisse, egli risponde con parole di fuoco: “Tu non hai né animo né cuore di Regina, vergognati!!”.
L’immagine sparisce. Raflesia, seduta sul suo trono, riflette, si rende conto del gesto che ha compiuto e sicuramente se ne rattrista. Ora la flotta mazoniana ha abbassato le difese e sarebbe il momento giusto per attaccare, ma… Harlock pensa ai suoi uomini spossati dalla lotta, e a Mayu. Per un attimo cede psicologicamente, è disperato e non sa che fare. Si dirige verso la sala del Computer e gli si rivolge chiamandolo “amico”: gli chiede di aiutarlo nella scelta. Sarà il Computer dell’Alkadia a decidere. L’episodio si chiude con l’Alkadia che parte senza indugio verso la Nebulosa di Ulisse: questa è la volontà del Computer.

Episodio n.28
Titolo: LA NEBULOSA ULISSE

L’Alkadia si sta dirigendo verso la Nebulosa Ulisse alla ricerca di Mayu, ma i pianeti da esplorare sono sette: il Pianeta Ghiaccio, il Pianeta Verme, il Pianeta Capra, il Pianeta Luna, il Pianeta Arcobaleno, il Pianeta Doppio e il Pianeta Umano. Poiché dovranno pur cominciare da uno di questi, decidono di partire dal più lontano, cioè il Pianeta Ghiaccio. Tori-san, invece, forte del suo istinto animale, cerca di far capire ad Harlock, indicandolo con il becco, che è il Pianeta Umano quello che deve essere scelto come prima meta. E così si parte verso il Pianeta Umano. Al loro arrivo vengono accolti da una piccola comunità di esseri umani, unici abitanti del pianeta. Essi vivono in un villaggio in riva al mare in un paesaggio che ricorda molto quello delle isole del Pacifico, sulla Terra. Vivono tranquilli e sereni nei loro piccoli bungalow. Colui che deve essere il capo della piccola e felice comunità si avvicina ad Harlock accogliendolo con calore e chiamandolo “figlio mio”… niente paura! Yuki, prontamente, spiega allo sconcertato Tadashi che quel signore una volta aveva aiutato Harlock. I due infatti non sono imparentati e Harlock chiama quel signore “Dottor Hane”. Del rapporto tra i due non si sa altro, e nemmeno del rapporto che lega Harlock ad altri due giovani abitanti del villaggio. Non si sa nulla di ciò che è successo in passato ma si intuisce
solo che queste persone ed Harlock si conoscono da tempo e sono evidentemente grandi amici. Il Dottor Hane è uno scienziato che ha abbandonato la Terra assieme ad una trentina di altri esseri umani per rifugiarsi in questo piccolo paradiso. Tra gli abitanti del villaggio si nota subito una ragazza, un po’ misteriosa ma molto bella, che lega subito con i nuovi arrivati, in particolare Tadashi.

La serata passa tra i festeggiamenti per gli ospiti e tutti sembrano divertirsi, anche Harlock, che però non può fare a meno di pensare a Mayu guardando i bambini del villaggio giocare e ballare. Così, pensando a Mayu, si allontana dal fuoco attorno al quale tutti erano riuniti. Il Dottor Hane, vedendolo, lo segue. Evidentemente lo conosce bene e capisce che qualcosa non va; gli si avvicina e senza tanti giri di parole sorprende Harlock con questa domanda: “Che cosa hai in mente? Non credo che tu sia venuto qui in vacanza.”. Di certo Harlock non si aspettava che il suo amico avrebbe intuito il suo stato d’animo. Ora si vedono i due seduti sui gradini del bungalow del Dottor Hane e si
capisce bene che Harlock ha parlato di Mayu e del suo obiettivo, infatti il Dottor Hane ha fornito ad Harlock una mappa del pianeta e gli sta dando informazioni sui luoghi in cui c’è stata maggior frequenza di avvistamenti di u.f.o., probabilmente la base mazoniana più importante della Nebulosa Ulisse si trova proprio sul Pianeta Umano.
Il giorno successivo, Harlock e i suoi partono in ricognizione divisi due gruppi: Yuki, Yattaran, Met e alcuni membri dell’equipaggio a bordo dell’Alkadia hanno il compito di esplorare il mare, mentre Harlock, Tadashi e il rimanente dell’equipaggio esplorano la zona montagnosa. L’Alkadia viene quasi subito imprigionata da una potente forza magnetica che la taglia fuori da tuti i contatti radio. Da ciò Harlock capisce che qualcosa non è andato e che forse è proprio il mare la zona più importante da esplorare. Decide di prendere una barca (piuttosto piccola in verità) e di andare a controllare di persona. Passano due giorni senza che l’Alkadia si veda, ma Harlock non demorde. Il suo piccolo equipaggio è stanco, alcuni dormono. ma lui continua a scrutare l’orizzonte alla ricerca della sua nave. Al termine del secondo giorno (ricordiamo che l’Alkadia è ancora prigioniera dei raggi magnetici), il tempo si guasta e minaccia tempesta: si vede una mano che tira giù una leva e questo gesto, che potrebbe sembrare essere fatto dall’interno dell’Alkadia, coincide stranamente con l’inizio del maremoto. Per fortuna la barchetta riesce a raggiungere l’Alkadia, giusto in tempo per non essere travolta dal mare. Senza avere neanche il tempo di pensare, l’astronave viene risucchiata sotto il mare verso la fonte dell’energia magnetica (un giganteso macchinario), che ha lo scopo di attirarli dentro una spaccatura del terreno che in teoria si dovrebbe richiudere schiacciando la preda.
Solo in teoria, però, perché grazie al rostro di prua e ad una prontezza di riflessi provvidenziale, la nostra astronave e il suo equipaggio riescono a far esplodere il macchinario e a risalire verso l’alto.

Raflesia, che nel frattempo, dalla sua postazione, si era goduta la scena a partire dall’arrivo della piccola barca fino all’esplosione sottomarina finale, credendo l’Alkadia ormai distrutta, rimane di sasso nel vederla riemergere dal mare! Una brutta sorpresa, comunque, attende anche Harlock con i suoi: quel villaggio e quegli uomini che pochigiorni prima li avevano accolti così calorosamente, ora non ci sono più. Il villaggio è stato distrutto dal maremoto e i suoi abitanti sono tutti morti ad esclusione di quel bambino e di quella bambina che si erano visti all’inizio dell’episodio, Ikaru e Wina. Ikaru è il nipote del Dottore e si affretta subito a dire che suo nonno è salvo e a portarli da lui. Harlock, Yuki e Tadashi seguono i due dentro una grotta che li porterà nel laboratorio in cui si trova
Hane. Solo ora si capisce che quella mano che si era vista attivare la leva proprio all’inizio della tempesta, era la sua. L’arrivo di Harlock è inaspettato, come inaspettata è la presenza di quella ragazza misteriosa, amica di Tadashi, che sta minacciando Hane con una pistola. Ella accorgendosi degli intrusi, pensa bene di ucciderli e poiché Ikaru rischia di essere il primo, Hane si lancia a salvarlo, rimanendo vittima del laser della ragazza, senza sapere che intanto Tadashi aveva sparato contro di lei (che brucerà, rivelandosi una mazoniana) e Harlock ha afferrato il bambino per toglierlo dalla linea di tiro. In fin di vita, Hane spiega di aver costruito un congegno che potesse permettergli di controllare gli eventi naturali del pianeta per difenderlo da quegli invasori: il suo scopo era far scoppiare dei cataclismi nelle zone di maggior concentrazione del nemico. Non immaginava che sarebbe stato costretto, dietro ricatto, ad usarlo contro i suoi stessi simili. Se non lo avesse fatto, Ikaru e Wina, in cui erano riposte tutte le sue speranze, sarebbero stati uccisi.

-Note-

Quando Harlock e l’equipaggio della barca con cui aveva raggiunto l’Alkadia stanno finalmente per risalire sulla loro astronave, viene inquadrata la scaletta da loro usata per salire a bordo; sono tre le persone che si vedono salire. In ordine a partire dall’alto: Harlock, Yuki, il Dottor Zero. C’è un errore, in quanto Yuki, in realtà faceva parte del gruppo rimasto sull’Alkadia. Al posto di Yuki, su quella scaletta, doveva invece esserci Tadashi. Difatti, nell’inquadratura successiva, che vede i tre finalmente nei corridoi dell’astronave, le persone che compaiono sono sempre tre e nello stesso ordine, solo che al posto di Yuki ora c’è, giustamente, Tadashi.

Episodio n.29
Titolo: SCONTRI SUL PIANETA ARCOBALENO

E’ da mesi che non si hanno notizie di Mayu né delle Mazoniane. L’astronave naviga nella noia e nella calma piatta e i membri dell’equipaggio danno segni di malessere (chi soffre di insonnia, chi dorme troppo, chi beve troppo , chi si annoia). Harlock uno dei pochi ancora padroni di sé. Grazie al cielo (sembra un paradosso), si avvistano delle navicelle mazoniane che però non sembrano puntare contro l’Alkadia, bensì verso il Pianeta Arcobaleno… Harlock ordina a Tadashi di mettersi alla guida di una squadra e di inseguirle. Le navicelle, tuttavia, non reagiscono all’inseguimento e come nota Tadashi, sembrano comportarsi come se fossero un’esca, tanto che dall’Alkadia ordinano un rientro. Ma Tadashi è un testardo e continua, da solo, ad inseguirle, proprio con lo scopo di farsi catturare e magari scoprire successivamente dove si trova Mayu. Insomma, alla fine sembra riuscirci, poiché viene colpito e sembra attratto verso una grande astronave mazoniana (se ne vede solo la sagoma luminosa), ma a quanto pare è solo un’impressione, visto che alla fine si ritrova sulla superficie dello splendido Pianeta Arcobaleno, circondato dai civili Mazoniani. Questi si preoccupano subito di tranquillizzarlo sulle loro intenzioni e addirittura gli chiedono di poter parlare con lo stesso Harlock, di persona, per chiedergli protezione contro i loro stessi simili, ossia la flotta militare della loro Regina. Anziché partire, Tadashi decide di rimanere nascosto e nel frattempo si affeziona ad una dolce ma poco effusiva bimba mazoniana di nome Gurikan. Tadashi è molto tenero con lei e pian piano si convince a mettersi in contatto con Harlock, in particolare dopo aver avuto prova della serietà delle intenzioni di Raflesia, che proprio sotto i suoi occhi aveva attaccato il pianeta per far fuori i profughi.

Nell’attesa dell’arrivo di Harlock, Tadashi scopre per caso una base mazoniana e rischia proprio per questo di essere ucciso dalla bambina di cui ormai si fidava ciecamente. L’unico motivo per cui Gurikan non lo uccide, ma si limita a ferirgli la spalla, è perché in fondo ha dei sentimenti anche lei (piange per ciò che il suo sangue mazoniano la obbliga a fare ). In qualche modo si era affezionata a Tadashi, che con lei era stato così buono e affettuoso. Comunque, ora Tadashi è ostaggio della stessa Sherock, che vorrebbe usarlo per limitare le mosse di Harlock, ma poiché vede che Harlock non è intenzionato a fermarsi di fronte a questa minaccia, e poiché Tadashi, nonostante le minacce, non esita ad avvertire Harlock del tranello che gli è stato teso, allora Sherock stordisce Tadashi con il calcio del fucile e corre immediatamente a dare man forte ai cecchini che si erano nascosti tra le rovine della vecchia città in cui si svolge la scena. Harlock riesce a procedere in mezzo ai fuochi dei cecchini, correndo, e un po’ viene spalleggiato dall’astronave, ma i cecchini sono troppi e cade ferito durante la corsa. E’ ora che Sherock interviene per dargli il colpo di grazia, ma prima ancora che possa fare qualcosa di concreto, Tadashi la precede e rimanendo a terra dove era svenuto, impugna la pistola e le spara da dietro. Contemporaneamente Harlock, sentito il movimento sospetto di Scerock, impugna la spada laser e la colpisce. Tadashi e Harlock si rialzano e riescono insieme ad eliminare gli ultimi, pochi cecchini rimasti e a tornare sull’astronave sani e salvi. Quando i due rientrano sul Ponte di Comando, Tadashi è dietro ad Harlock, e con voce bassa e realmente rattristata, dice: “Harlock, sono mortificato. Perdonami.”, ma Harlock lo tranquillizza: “Tadashi, non sentirti in colpa. Gli uomini imparano dai propri errori. Ogni errore è una nuova esperienza.”. Si volta a guardarlo e gli sorride in maniera rassicurante.

Episodio n.30
TITOLO: AMICO MIO, MIA GIOVINEZZA

E’ questo un episodio molto importante. Insieme al n.31 (“La costruzione segreta dell’Alkadia”), fornirà importanti conoscenze sul passato di Harlock, sulla particolare costruzione della sua particolare astronave, su Mayu e su due altri personaggi che non conoscevamo, ma che in qualche modo non potevano mancare. Ma andiamo con ordine.
Dopo la battaglia sul Pianeta Arcobaleno l’Alkadia ha bisogno di riparazioni e per permettere i lavori si nascondono dentro un’isola pirata (uno dei satelliti artificiali di cui dispongono). Le Mazoniane intuiscono le difficoltà in cui si trova il loro nemico a causa della loro improvvisa scomparsa e li cercano ovunque per tentare di approfittare del loro momento di debolezza. Considerato che ci vorranno almento tre giorni per tutte le riparazioni, di tempo ne hanno. L’isola in cui si sono rifugiati è dotata di un meccanismo che gli consente di nascondersi e mimetizzarsi continuamente in mezzo a tutti i corpi celesti che incontra. Possono, per questo, starsene relativamente tranquilli, tranne per un improvviso e inspiegabile terremoto causato stranamente dall’astronave, che si muove facendo tremare tutto intorno a lei. Il Computer infatti si è acceso automaticamente, senza che nessuno avesse azionato nulla. Solo Harlock, e Met, capiscono ciò che sta succedendo effettivamente. Harlock entra nella sala del Computer e avvicinatosi ad esso, lo tocca con la mano e comincia a pensare dolcemente, come se stesse comunicando i propri pensieri ad una persona, anziché ad un enorme e importante macchinario… “Capisco che cosa provi amico mio. La tua impazienza di trovare Mayu ti rende così frenetico, ma non dobbiamo perdere il controllo dei nostri nervi. Ci siamo avviati in un viaggio senza fine, affrontando un nemico spietato e potente -compare, nei pensieri di Harlock, l’immagine di una persona piuttosto bassa, avvolta completamente da un mantello marrone e con un grande cappello che permette a malapena di vedere un viso occhialuto; Harlock accenna un sorriso- Quest’isola è la stessa di allora, ricordi? Sarebbe bello tornare ai giorni della nostra gioventù.”. Il Computer, come per incanto, si spegne; si addormenta come se fossero stati la vicinanza e i pensieri di Harlock a calmare la sua irrequietezza. E’ in occasione della scoperta di Tori, quell’uccello nero che li accompagna nel viaggio, che comincia il racconto di ciò che è accaduto prima della costruzione dell’Alkadia. Tori-san trova infatti, nell’isola, un paio di occhiali rotti, e piange, sembra, proprio per via di quegli occhiali. Si crea un certo imbarazzo tra i presenti,: Yuki e Tadashi vorrebbero scoprire a chi appartengono e perché Tori piange; Met interviene, cercando quasi di far cadere il discorso. E’ evidente che anche lei è a conoscenza di qualcosa che finora si era cercato di nascondere. Harlock, tenendo delicatamente gli occhiali tra le mani e guardandoli fisso, risponde togliendo un po’ tutti dall’imbarazzo e dalla confusione: “Lo so io. Appartenevano al mio amico, l’uomo che ha formulato il progetto più ardito dell’universo… e che ha costruito uno degli strumenti più perfetti per poterlo realizzare.” E’ il costruttore dell’Alkadia. Comincia il lungo racconto di Harlock.

Un saloon. C’è un piccolo gruppo di uomini che gioca poker e tra loro anche una donna, dai capelli rossi e lunghi, che sembra sapere il fatto suo. Entra nel saloon un uomo di bassa statura, uguale identico a quello che immaginava Harlock accanto al Computer dell’Alkadia, e con un uccello nero sulla spalla (forse proprio Tori….). Gli uomini presenti non aspettavano altro che qualcuno da prendere in giro e il nuovo entrato sembrava fatto apposta per questo! Le battute sulla sua statura, ovviamente, si sprecano, e superano il limite della grande pazienza dimostrata da quell’uomo, che appena può (cioè dopo aver finito di mangiare!) si lancia in una rissa da cui esce ridotto piuttosto male! E mentre gli altri festeggiano la vittoria bevendo e facendo baldoria, ecco che la vittima torna, stavolta in compagnia di un tizio un po’ più temibile di lui (almeno fisicamente!): è Harlock. In poco tempo riesce a vendicare quel tipo basso che aveva appena conosciuto là, fuori dal saloon, mettendo k.o. quelli che si erano presi gioco di lui.
I due, poi, fanno appena in tempo a fare la conoscenza di quella donna che era rimasta lì in ombra ad osservare tutto fin dall’inizio, che subito Harlock viene preso prigioniero grazie alla soffiata del proprietario del saloon (che, mentre Harlock beveva tranquillo assieme a al nuovo amico e metteva in guardia quella donna per il fatto che quello non era un luogo per lei, intanto si era accorto dell’enorme taglia che pendeva sul capo di quel ragazzo con la benda all’occhio…). Comunque sia, quella donna si era presentata con il nome di Esmeralda., mentre il tipo basso faceva, di nome, Tochiro. E’ il primo incontro fra i tre, e non sara’ l’ultimo. Il giorno dopo, la corda per l’impiccagione del prigioniero è già pronta. Stavolta Harlock pensa che sia davvero la fine per lui: non sa che Tochiro è nascosto, pronto a lanciare il pugnale che taglierà la corda e gli permetterà di fuggire via con il cavallo!
La fuga prosegue nello spazio, inseguiti dalla Pattuglia Spaziale terrestre che nel frattempo era stata avvisata.
Esmeralda li segue senza che loro se ne accorgono e riesce ad entrare nel loro nascondiglio (un isolotto pirata costruito da Tochiro), con grande sorpresa di Tochiro e un certo disappunto di Harlock. Il motivo della sua visita è presto spiegato: Esmeralda vuole assoldarli per un lavoro che rimane non specificato per il fatto che Harlock e Tochiro rifiutano di “essere comprati” per qualsiasi cosa, perché hanno bisogno di tutto il loro tempo per riuscire a realizzare un loro sogno. Non chiedono ad Esmeralda nemmeno di cosa si tratta. Poco dopo la partenza di Esmeralda dal loro isolotto pirata, essi sono costretti a fuggire di nuovo per non essere presi dalla Pattuglia Spaziale che li ha scoperti, ma alla fine vengono presi prigionieri dall’astronave Everest, del Pianete del Male, che cattura uomini per farli lavorare nelle miniere, in condizioni pessime e assai pericolose. Ecco perché catturano le persone come se fossero mosche: hanno un continuo bisogno di nuove braccia per sostituire quelle rimaste vittima degli incidenti. La Everest, a questo scopo, non si fa scrupoli a distruggere le navicella della Pattuglia Spaziale, il suo Comandante (l’Ammiraglio Horror) è il sovrano del Pianeta del Male , evidentemente nemico della Terra.
All’interno della miniera Harlock e Tochiro fanno amicizia con un ragazzino, che nel tentativo di infondere coraggio ad un Tochiro spossato, gli parla proprio di Esmeralda… e del suo progetto di venire a salvare tutti i prigionieri della miniera. Solo ora i due capiscono cosa aveva in mente Esmeralda quando si era presentata da loro con quel denaro. Decidono quindi di giocare d’astuzia e fare qualcosa dall’interno. Decidono di arruolarsi nell’esercito dell’Ammiraglio Horror, e una volta riusciti ad entrarvi costruiscono, grazie al genio di Tochiro, delle bombe per posizionarle nei punti focali dell’astronave. Il lavoro di Esmeralda, in questo modo, viene facilitato, e quando arriva per occupare il pianeta e salvare i prigionieri, può evitare di affrontare la potente nave da guerra Everest (perché le scoppia inspiegabilmente proprio davanti agli occhi!). Quando Esmeralda li vede, vestiti peraltro con la divisa del suo nemico, le basta un attimo per capire tutto, o meglio, quasi tutto! Harlock interviene subito spiegandole che in fondo tutti i meriti vanno a Tochiro, e che senza il suo genio non sarebbero riusciti nel loro intento. Il racconto è finito e Harlock se ne va, con quegli occhiali, di nuovo nella sala del Computer, con cui brinderà alla loro eterna amicizia… Ah, si…. Tochiro ed Esmeralda si sposano e da loro nasce Mayu!

Episodio n.31
Titolo:LA COSTRUZIONE SEGRETA DELL’ALKADIA

Non credo che riuscirò a trasmettere la bellezza di questo episodio; mi dovrò limitare come sempre a descrivere ciò che vi viene raccontato, nella maniera più fedele possibile. Al solito, per almeno il 90% degli episodi di questa serie, la cosa migliore è vederli e ascoltarli.

Continuano le riparazioni dell’Alkadia. Continua la ricerca delle Mazoniane. E continua pure il racconto di Harlock a Yuki e Tadashi. Questo è un luogo pieno di ricordi per lui, e non può fare a meno di ripensare a quel periodo e a quelle persone che avrebbero cambiato la sua vita. Nel suo racconto per la prima volta si parla di Kirita che stranamente non è interessato a catturare Harlock, ma quella persona che, invece, gli permetterà di sconfiggerlo.
Harlock è un pirata, e a capo di un astronave con il suo equipaggio crea seri problemi alle navi da carico terrestri, bloccando spesso il flusso dei rifornimenti. L’unico modo per eliminare seriamente il problema, è combatterlo rafforzando le Pattuglie Stellari con astronavi e strumenti sofisticati. L’uomo che cerca Kirita è Tochiro Ooyama, l’amico di Harlock, “il più grande scienziato in ingegneria astronavale dell’universo”. Le ricerche porteranno Kirita sul Pianeta Hog Melder, perché è lì che Tochiro si è auto-esiliato.

Hog Melder era un pianeta dove finivano col rifugiarsi coloro che avevano perso le speranze nei propri sogni e tutte le illusioni sugli stessi esseri umani. Era praticamente un’ultima spiaggia dove potersi abbandonare. Ma Tochiro, disilluso anche lui come gli altri, l’aveva scelto come un nuovo punto di partenza, una sorta di trampolino per realizzare, anziché abbandonare completamente, i propri sogni. L’arrivo di Tochiro sul pianeta porta una nuova vita, e ora è da lui che dipende la salvezza dei suoi abitanti. Tale pianeta è difatti condannato alla distruzione per l’avvicinarsi di Ganda, “la stella infausta”che si sta pericolosamente avvicinando a Hog Melder.

Tochiro sta costruendo qualcosa, ma non si capisce ancora cosa… si sa solo che ha bisogno di un particolare e raro minerale presente solo sul Pianeta di Ghiaccio. Si chiama Blenium 3006, ed è Harlock l’incaricato di rimendiarne un po’. Se Harlock non c’è, c’è comunque Esmeralda a difendere il pianeta dagli attacchi della flotta terrestre, riducendo in fin di vita colui che era a capo della flotta durante il primo attacco. Tornando poi alla base, dal suo Tochiro e dalla sua piccola Mayu, è costretta quasi subito a riallontanarsi da loro; lascia Mayu nelle braccia del padre, e decide di andare lei ad affrontare direttamente Kirita e i suoi uomini che intanto sono riusciti ad atterrare di sorpresa sul Hog Melder. Tochiro è stanco e sembra malato (“è solo l’anemia”, dice), non sarebbe in grado di
affrontare colui che è venuto per rapirlo. Ma in fondo nemmeno Esmeralda lo è: l’astronave che avevano usato fino al quel momento per difendere il pianeta era stata distrutta, e gli uomini di Kirita erano armati e in maggior numero. Tochiro, esce allo scoperto, in un ultimo tentativo di salvare Esmeralda, ma sarebbe una battaglia persa, se non fosse per il tempestivo arrivo di Harlock, che per fortuna era riuscito a trovare anche il prezioso minerale.
Riescono a mettere in fuga Kirita, e riescono loro stessi a salvarsi dalla distruzione provocata dalla deleteria influenza di Ganda, che si sapeva si sarebbe fatta sentire presto. Tutti i pochi abitanti del pianeta riescono a rifugiarsi nella base in cui lavorava Tochiro, ormai il “Blenium 3006” è arrivato e il lavoro può considerarsi completato. Il sogno di Tochiro si è avverato, e la base si può rivelare ora per ciò che veramente è: una grande e bellissima astronave, che Tochiro stesso, in onore di Harlock, chiamerà “Alkadia”: “Gli antenati di Harlock erano cavalieri erranti, vissuti in una favolosa terra tutta foreste e laghi chiamata ‘Alkadia’. Quando gli esseri umani cominciarono a volare, superando in quest’arte persino gli uccelli, quei cavalieri erranti percorsero gli spazi a bordo di un astronave che battezzarono ‘Alkadia, nostra giovinezza’. Ooyama, in omaggio al suo migliore amico Harlock, battezzò la sua nave ‘Alkadia’.”.

Una volta sull’astronave, Tochiro è felice, ma non ce la fa più a continuare, le forze gli mancano e malgrado tenti di non darlo a vedere, non riesce a rimanere nemmeno in piedi, e cade. Le sue ultime parole sono per Harlock, Esmeralda e Mayu: “Esmeralda! Harlock! Addio! Voi pensate che io stia morendo, ma non preoccupatevi, io sto solo partendo per un viaggio verso un mondo differente dal vostro. Esmeralda, porta Mayu sulla Terra, sulla nostra grande valle verde…”. Tochiro viene salutato per l’ultima volta e la sua salma viene lanciata nello spazio: in questo esatto momento, il Computer dell’Alkadia si illumina e comincia a pulsare, con lo stesso ritmo e con lo stesso suono di un cuore umano… Harlock deve affrontare, però un’altra difficile prova. Sta leggendo una lettera che Esmeralda gli ha lasciato: “Addio amici miei. Non voglio abbandonarlo, gli sarò sempre vicino. Harlock, ti prego di prenderti cura di Mayu. Se è possibile, portala su quella che Tochiro chiamava ‘la grande valle verde’, la Terra. Perché cresca fra quella natura che amava tanto. Lo seguirò sempre.”. Esmeralda sta realmente seguendo la capsula di Tochiro, nello spazio. Harlock fatica a credere a ciò che è successo, ma accetta la scelta, e sappiamo bene che farà di tutto per rispettare il volere di Tochiro ed Esmeralda. Termina definitivamente il racconto di Harlock, i suoi pensieri vengono interrotti dall’improvviso attacco delle Mazoniane. Harlock è pronto e sicuro di se stesso (quei ricordi gli hanno dato una nuova energia), e l’Alkadia ha finito con le riparazioni. L’attacco del nemico non poteva avvenire in un momento migliore!

Episodio n.32
Titolo: MUSICA DAL PIANETA VENTO

Sul Pianeta Vento le Mazoniane stanno sperimentando la loro nuova arma che permetterà di distruggere totalmente l’Alkadia. Basterà farla atterrare in una determinata valle del pianeta e la pressione dell’astronave sul terreno farà il resto azionando un meccanismo esplosivo. Per attirare Harlock e i suoi sul pianeta si serviranno del suono dell’ocarna di Mayu, registrato e trasmesso all’infinito: il vento del pianeta, che soffia senza sosta a 3 metri al secondo, penserà a diffonderlo nello spazio circostante. L’avanguardia della flotta si occuperà intanto di attaccare la Terra.

Il consiglio degli ufficiali mazoniani si riunisce per discutere se davvero sia conveniente fare questo. Il dubbio che hanno è se davvero si ha la certezza che Harlock non abbandoni Mayu per salvare la Terra. Se una cosa del genere succedesse, le loro avanguardie non potrebbero sostenere una lotta con l’Alkadia. Raflesia interviene lei stessa nel Consiglio, sempre attraverso la propria immagine proiettata su uno schermo (raramente riusciamo a vederla di persona). Sa ciò che sta facendo e stavolta prenderà lei stessa il comando dell’operazione. Un’ufficiale le esterna i dubbi di tutto il Consiglio, facendosi portavoce della loro titubanza: “Maestà, che cosa vi dà la certezza che Harlock non torni sulla Terra?”, “Il fatto di conoscerlo molto bene e di conoscere il suo modo di pensare, e soprattutto i suoi sentimenti. Harlock conosce Raflesia, ma Raflesia scruta più profondamente nel cuore di Harlock.” Sull’Alkadia, intanto, Yuki ha intercettato un messaggio di S.O.S. lanciato nel Sistema Solare da una nave da trasporto terrestre. Parlano di un’aggressione da parte di una piccola flotta militare sconosciuta… la notizia si sparge immediatamente per tutto l’equipaggio e un piccolo gruppo corre subito da Harlock sul Ponte di Comando per comunicargli la loro volontà: quella di tornare sulla Terra e difenderla dagli attacchi del nemico. Mayu, dicono, è un ostaggio troppo importante per Raflesia e per questo si può andare via senza timore di metterla in pericolo.
Raflesia non le farebbe mai del male. Durante tutta la durata del discorso e della discussione che prende vita sul Ponte, Harlock ha le spalle voltate e guarda verso lo spazio. Pare che in quel momento riesca a catturare la sua attenzione solo il gattino del dottor Zero, che gli si avvicina e gli si comincia a strofinare sullo stivale (con il modo solito dei gatti!). Addirittura Harlock lo prende in braccio e comincia ad accarezzarlo, mentre intanto gli altri discutono tra loro. Ma, quasi a confermare le parole appena pronunciate da Raflesia, Harlock risponde: “Non credevo di dovere tante spiegazioni a uomini come voi,” – finalmente si volta – “a uomini che hanno scelto di condividere i miei ideali condividendo gli stessi rischi. Mayu è preziosa quanto la Terra per me e me ne sento ugualmente responsabile. E’ la figlia del mio migliore amico, l’uomo che in cambio di un dono straordinario fatto all’intera umanità, ha chiesto soltanto che noi non abbandonassimo la sua creatura, dopo la sua morte. Mayu è quindi un simbolo sacro per me. Un simbolo che voi pure avete promesso di difendere, anche a costo della vita, in nome della libertà. Se qualcuno di voi vuole riprendersi la sua parola, è padrone di farlo.” Nessuno di coloro che erano saliti sul Ponte di Comando si rimangia il giuramento fatto, semmai ora lo riconfermano con maggiore convinzione.

Ad un tratto Harlock afferma di sentire il suono di un’ocarina, che nessun altro però riesce ad avvertire. Solo il Computer, che prende quindi il comando dell’astronave e si mette in viaggio verso la fonte del suono. In realtà non si tratta ancora del piano congegnato dalla Mazoniane (guidate in questo frangente dal Comandante Dinez), ma solo dei loro preparativi. Stavano solo registrando l’ocarina di Mayu e invece si sono ritrovate (inspiegabilmente), l’Alkadia alle costole. Una di loro ipotizza che siano riusciti a sentirlo, ma l’ipotesi viene scartata perché impossibile. Poco importa, l’essenziale è approfittare di questa situazione per far atterrare l’Alkadia sul Pianeta Vento (la fase più difficile del piano), e da lì, poi, il suono diffuso dal vento avrebbe sicuramente fatto uscire allo
scoperto Harlock. Altro elemento importante del piano sarebbe stato far atterrare l’Alkadia nel punto prestabilito: per ottenere questo annullano l’azione del radar in modo tale che l’unico maniera per atterrare sia avvicinarsi al terreno e posizionarsi sul primo ampio spazio visibile all’occhio umano… esattamente quella dove il contatto dell’Alkadia con il suolo avrebbe azionato il meccanismo esplosivo. E’ il Computer ad accorgersi del trucco e a salvare l’astronave, cioè se stesso e tutto l’equipaggio, bloccando l’atterraggio e tenendo l’astronave a pochi metri dal terreno, fino poi a portarla via dal luogo e ad ingaggiare una lotta con le astronavi mazoniane che a questo punto sono venute allo scoperto.

Tutto ciò accade senza che Harlock sia a bordo: lui, assieme a Met e Tadashi era sceso prima dell’atterraggio per effettuare una ricognizione sul pianeta. I tre si erano divisi ed era stato il loro ritardo nel rientro a far preoccupare gli uomini del suo equipaggio e a farli decidere per l’atterraggio. Harlock effettivamente è in pericolo, ma riesce a salvarsi grazie all’intervento di Met e Tadashi, che giungono provvidenzialmente sul luogo in cui era stato attratto dal suono dell’ocarina. Non solo. Le Mazoniane non si sono limitate ad utilizzare la musica suonata da Mayu, ma hanno usato un fantoccio meccanico in tutto simile alla bambina e tale che riproducesse anche il suono della sua voce. Ovvio che in questo modo Harlock sarebbe facilmente caduto nella loro trappola, e nel momento in cui lui riesce a raggiungere colei che crede essere Mayu, ecco che una botola si apre sotto i suoi piedi e il numeroso gruppo di Mazoniane che già avevano tentato di ucciderlo seguendolo (….così poteva sembrare: per la verità avevano fatto in modo di far fuggire Harlock verso la direzione che volevano loro), lo assalgono prima che si possa rendere conto dell’accaduto. Inoltre sono troppo numerose, e sebbene Harlock riesca inizialmente a ucciderle e a difendersi, non può resistere più di tanto perché continuano ad assalirlo senza sosta. E’ qui che intervengono Met e
Tadashi. Anche questa battaglia termina senza che Mayu sia stata trovata e l’Alkadia riparte alla sua ricerca.
Harlock da dentro l’astronave guarda fuori nello spazio e pensa: “Raflesia, come puoi giocare così crudelmente con i sentimenti umani? La tua colpa merita una punizione e la punizione stavolta sarà spietata come la tua ferocia! Sei la mia sola, vera nemica, Raflesia, ma il conto fra noi due rimarrà sempre aperto, fino al momento in cui dovrai chiedere pietà. Quel giorno non è lontano.” Raflesia è determinata a continuare su questa linea. Continuerà nei suoi tentativi di prendere in trappola Harlock servendosi di Mayu.

Note –

All’inizio dell’episodio Tadashi fa una lista dei pianeti della nebulosa che gli sono rimasti da esplorare. Dice che mancano il Pianeta Ghiaccio, il Pianeta Insetto, il Pianeta Capra, il Pianeta Vento, e il Pianeta Gemelli.
Nell’episodio 29 (“La Nebulosa Ulisse”), due nomi erano diversi: si parlava di Pianeta Verme (dovrebbe corrispondere con quello che qui viene chiamato “Insetto”) e di Pianeta Doppio, che qui dovrebbe essere “Gemelli”. -Altra cosina da notare è la velocità del vento sul pianeta. 3 m/s vuol dire che non è poi quel forte vento che si voleva far credere!