Blade Runner

ESEMPLARE. E’ il primo aggettivo che mi viene in mente.
Basato su un racconto di Philip K. Dick, scuote l’immaginario della storia dei film di fantascienza per sempre.
Ad ogni visione si scorgono particolari nuovi, sfumature che delineano perfettamente i personaggi e le ambientazioni.
L’edificio della Tyrel corporation, le automobili che si sollevano e viaggiano nello spazio, le strade affollate di gente che si imbatte nella lotta per il quotidiano, la pioggia, i colori, i grattacieli che diventano un enorme cartellone pubblicitario, i manici degli ombrelli fluorescenti… sono tutte situazioni od oggetti divenuti poi icone di altra filmografia.
Il desiderio lacerante di scoprire chi siamo, perché siamo, quanto tempo ci resta, celato nei circuiti della biomeccanica ed espressi dal più affascinante replicante della storia del cinema, apre le porte ad una duplice caccia.
La ricerca del proprio creatore e la ricerca della distruzione del ricercante da parte del cacciatore.
Il replicante Roy parla di un Dio della biomeccanica ma non perdonerà il suo creatore.
L’immagine potente della volontà umana di superare gli ostacoli dettati dalla propria intrinseca fragilità, creando dei sostituti ” più umani degli umani” da sfruttare senza che questi si pongano alcuna domanda, creano una situazione alienante e senza riscatto.
Credo di poter affermare senza tema di smentita che in questo film vi sia una tra le più belle battute mai sentite: ” Sveglia!!! è ora di morire! ” grida il replicante Leon al cacciatore Rick Deckard.
Trascinato dalla splendida colonna sonora di Vangelis, procede spedito e in crescendo, con un fascino ipnotico dell’ambientazione in cui il regista Scott “non mira ad una composizione dell’immagine ma ad una concentrazione atmosferica” E’anche mirabile la scelta di non indugiare nella rappresentazione della violenza, ma di inquadrare la fatica che comporta manifestarla (e chi vedrà il film capirà a cosa mi sto riferendo!).
E poi il discorso finale…narrato quasi sussurrando sotto l’incedere incessante della pioggia… assolutamente da brividi.
Assolutamente da vedere, da avere, da rivedere e rivedere.
Il titolo del racconto di Philip K. Dick è: ” Gli uomini elettrici, sognano le pecore elettriche?”
Una curiosità, la casa del cacciatore è costruita con i blocchi etnici progettati, all’inizio del 1900, dall’architetto FRANK LLOYD WRIGHT, si, proprio lui, quello del Museo Guggenheim e della Casa sulla Cascata.